Una scrittura intelligente

“Hai letto Natalia Levi (17 anni)? Se continua cosí sviluppandosi abbiamo finalmente quello che ci mancava. E che scrittura intelligente!” Il 3 luglio 1934 Eugenio Montale esprime questo giudizio
in una lettera ad un amico. Natalia aveva pubblicato il racconto I bambini sulla rivista Solaria, una rivista che tirava poche centinaia di copie, uno spazio che accoglieva Giovanni Comisso, Guido Piovene, Carlo Emilio Gadda, Elio Vittorini, Giacomo Debenedetti, Alessandro Bonsanti, Gianfranco Contini, Eugenio Montale.
Sviluppandosi, Natalia, sotto il nome di Alessandra Tornimparte pubblicherà La strada che va in città nel 1942 da Einaudi nella collana “Narratori contemporanei” i cui propositi erano quelli di “raccogliere, senza preconcetti di chiesuola né di piazza, narrazioni autentiche e impegnative, che valgano ciascuna come una fresca inconfondibile esperienza”.
Le critiche non sono favorevoli, da Alfonso Gatto a Gianfranco Contini stroncano il racconto lungo o romanzo breve. L’ho appena scoperto e ora devo assolutamente ritrovare I bambini.
Nel 1963 uscirà Lessico familiare, libro che si legge nelle scuole.
Io credo che con i giovani lettori funzionerebbe meglio La strada che va in città, per cominciare a conoscere la piú grande scrittrice italiana del Novecento.
La protagonista é una ragazza di provincia che rimane incinta a diciassette anni.
Una ragazza che non ha molte risorse e che va incontro alla vita nuda e a mani vuote.
“Mi provai a leggere il romanzo, ma poi lo lasciai. C’erano due che ammazzavano una ragazza e la chiudevano dentro un baule. Lo lasciai perché mi faceva paura, e perché non ero abituata a leggere. Dopo aver letto un po’, dimenticavo quello che diceva prima.”
Mi é successo di incontrare per strada una compagna di scuola elementare di mio figlio, diciannovenne. Era con la mamma, una mamma giovane, e spingevano un passeggino.
Mi sono sorpresa e sono rimasta turbata alla notizia che due anni prima era nato questo bambino, che il padre non c’era e che tutti abitavano insieme, mamma giovanissima, zie adolescenti,  giovane nonna e giovane nonno.
Nella modernità e nella vita cittadina questo quadretto mi riporta al racconto di Natalia Ginzburg, e mi fa venire in mente l’inizio di Maupassant, quando una giovane ragazza rimane incinta, una delle pagine piú belle della letteratura mondiale. Credo che la traduzione di Una vita sia stato l’ultimo lavoro di Natalia.

Grazia Gotti