L’edizione americana titola il romanzo d’esordio di Elisabeth Laban, scrittrice che ha al suo attivo un lavoro come insegnante, e molta scrittura giornalistica, The tragedy paper.
Perché è proprio la tesina sulla tragedia, quella che preoccupa gli studenti dell’ultimo anno, che annoda i fili della storia raccontata da Tim a Duncan, attraverso un numero imprecisato di cd.
Cosa racconta Tim, diciassette anni, albino, trasferito per l’ultimo semestre alla Irving?
Racconta una storia che intreccia piani diversi, racconta una diversità fisica che fa i conti con l’isolamento, con gli sguardi stupiti di quelli che se lo trovano di fronte, con le battute pesanti, racconta un incontro fuori dall’ordinario, imprevisto e casuale, con una ragazza speciale, racconta un professore di inglese che invita gli studenti a riflettere e ad entrare dentro al significato di tragedia, racconta le relazioni con gli altri studenti. Racconta la neve che scende copiosa un una notte di marzo che tutti ricorderanno o che vorranno dimenticare.
Il tutto tenuto da un plot narrativo avvincente, da una sensazione di sospensione e di attesa che non dà nulla per scontato, che obbliga ad essere attenti ai fatti, ai pensieri complessi, alle azioni.
Il lettore partecipa alla narrazione non solo come spettatore esterno, informato dei fatti, ma si sente parte del romanzo per l’empatia che le parole scritte sono in grado di creare.
In Italia il libro è in catalogo per Rizzoli con il titolo Io sono la neve, nella bella traduzione di Giulia De Biase.
Per adolescenti, per adulti, per tutti.

Silvana Sola