Libri ponte

Silvana nel post di ieri fa riferimento ai programmi di formazione 0/6 che da tempo, e con sempre maggiore impulso, il nostro gruppo coordina e svolge. In questi giorni, su tanti territori, si definiscono questi programmi. Sotto la voce continuità, intendendo continuità educativa, amministratori, pedagogisti, educatori si incontrano per formulare programmi e percorsi. Qui, a Bologna, il libro è protagonista della continuità educativa. 
Ai tempi in cui insegnavo nella scuola elementare, auspicavo che di regola venissero indicati i libri che un bambino di sei anni aveva incontrato alla scuola materna. Facciamo l’esempio di un bambino che avesse auto familiarità con la Pimpa, con Elmer, con la poetica di Leo Lionni o quella di Sendak e uno che non conoscesse questi personaggi e autori.
Ecco il libro ponte serve per conoscere la storia personale di un bambino ma serve anche per stabilire ponti di relazione e di uguaglianza, un termine che dovrebbe essere pronunciato con forza. I nostri politici in tempi recenti lo hanno reso un po’ incolore, preferendo il più generico equità, noi rimaniamo affezionati alla parola  uguaglianza, e cioè alla possibilità di accedere alle cose migliori per tutti. È questa la ragione che ci spinge a far conoscere la produzione di qualità, a non temere di inserire nelle nostre proposte anche la produzione straniera, a prendere in esame con cura i libri che educatori ed insegnanti scoprono e imparano ad amare, facendone strumenti irrinunciabili della loro didattica. Anche le istituzioni potrebbero dare una mano e svolgere un ruolo attivo ai fini dell’uguaglianza. Sempre Silvana ricorda che in Francia, in una determinata regione, il libro  di Beatrice  è donato ad ogni nuovo nato. Il piccolo cittadino, la sua famiglia, ricevono un dono prezioso, un dono ponte…
Grazia Gotti