Libri, ospiti inattesi

In Fahrenheit 451 i libri bruciavano e i pompieri generavano incendi invece di spegnerli.
I libri sono stati spesso messi al rogo fisicamente, ideologicamente, politicamente, in tante occasioni, ma io non posso immaginare una società senza libri. Mi aiuta e mi sostiene in questo il bel libro di Thórarinn Leifsson, La folle biblioteca di nonna Huld, pubblicato da Salani. Lo scrittore islandese, già illustratore e web designer, guarda ai collassi delle banche che hanno ingenerato le crisi finanziarie di molti paesi, guarda ai fatti che hanno portato, nel 2008, l’Islanda al tracollo economico guarda al materialismo di una società basata su beni di consumo e sul PIL, per raccontare la storia di una ragazzina e di una trisavola che possiede una enorme biblioteca.
I libri compaiono in un luogo nel quale la lettura è considerata fortemente dannosa per lo sviluppo dei bambini, la scrittura bandita, un luogo in cui la scuola è assoggettata al volere dei governanti e “diseduca” con metodo.
Per Albertina, la protagonista del romanzo, inizia una nuova vita fatta di parole scritte da leggere, di parole che evocano mondi fantastici, di storie che stimolano l’immaginario, ma incidono anche sul reale.
Insignito del Reykjavik Children Books Prize nel 2010 e presente nell’Honour List del Nordic Children’s Book Prize nel 2011, Thórarinn Leifsson mette in pagina i pensieri, i sentimenti, il desiderio di azione di una ragazzina che si oppone ad un mondo determinato dagli adulti, un mondo pervaso di paura, di sudditanza, di disvalori.
“ Ovunque guardasse vedeva libri, sugli scaffali oppure in piccoli mucchi sparsi qua e là…”
Battersi perché i libri siano dentro le scuole, perché le biblioteche pubbliche siano in tutti i paesi, perché le sezioni ragazzi vivano e facciano vivere testi che aprono porte sull’immaginario (o su realtà che si svelano nella loro straordinarietà), è un atteggiamento passatista?

Silvana Sola