Inizia con questo post la collaborazione a Zazie di Enrica Colavero, studiosa di letteratura moderna e contemporanea, iscritta al corso Accademia Drosselmeir 2013-2014
Sarebbe piaciuto a Max Ernst questo albo illustrato che viaggia, che arriva dal Messico, ma, prima ancora, era partito dall’Italia, dallo studio e dal lavoro di Daniela Iride Murgia. Max Ernst, el hombre pájaro, edito nel 2013 dal Fondo De Cultura Economica (dopo aver vinto il XVI Concurso de Álbum Ilustrado «A la Orilla del Viento»), ci parla di un artista ancora bambino, già infaticabile esploratore, di luoghi, forme e materiali, del mondo in superficie e di quello più intimo e nascosto in noi e nelle cose intorno a noi. Anche Max Ernst attraversò l’Atlantico, vivendo in America dal 1941 al 1953, ma la sua stagione più ricca (dopo l’infanzia e i primi studi ed esperienze artistiche in Germania) è quella francese e gli incontri a questa legati che ne faranno uno dei massimi esponenti del Surrealismo. 
Per raccontare Max Ernst, Daniela Iride Murgia usa una lingua a lui vicina, offrendoci un lavoro in cui domina il collage, a questo unisce il disegno a china, acquerelli, cucitura, paper cutting; ogni doppia pagina potrebbe essere indagata con una lente d’ingrandimento (come quella sorretta dal giovane Ernst) per scoprire che cosa vi si nasconde dentro. 
Sfogliando l’albo vengono in mente i romanzi-collage realizzati da Ernst a partire da La Femme 100 Têtes nel 1929, in particolare Une semaine de bonté, 184 collage risalenti all’estate del 1933, durante un soggiorno a Vigoleno (tra Parma e Piacenza), e pubblicati all’interno di cinque libretti nel 1934.  Ernst compose le tavole con immagini ricavate da opere scientifiche, cataloghi, racconti illustrati ed enciclopedie mediche, portando la tecnica del collage a un altissimo livello di perfezione. Proprio in La femme 100 têtes e in Une semaine de bonté appare, come narratore e commentatore, Loplop, un uomo con le sembianze di uccello, l’alter ego con il quale l’artista si rappresenterà più volte. Ritorna in mente, con questa metamorfosi tra umano e animale, Il mistero di Colapesce, sempre di Daniele Iride Murgia, edito da Artebambini e presentato alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna lo scorso anno. 
Raccontare Max Ernst è difficile, non si può che dire una piccola parte di ciò che è stato perché era molte cose: uccello, pesce, botanico, attore, filosofo, in buona sostanza tutto ciò che la gente chiama “un sognatore”. Tra le pagine del libro c’è anche Leonora Carrigton, legata a lui prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, scrittrice e pittrice surrealista inglese che visse gran parte della sua vita in Messico e ci riporta così dove siamo partiti. 
Enrico Colavero