Io l’amavo, lei era mio fratello

“Io l’amavo, lei era mio fratello”. Questa la frase al centro della quarta di copertina di Luna, il romanzo di Julie Anne Peters edito da Giunti. Quando l’ho letta, ho dovuto rileggerla per essere certa di non aver azionato quel meccanismo automatico che ci porta a completare la lettura di una frase senza realmente leggerla fino in fondo. Non si trattava di un errore. Quel pronome racchiude il nucleo dell’intera narrazione della Peters. Un libro coraggioso in cui viene narrata la transizione, termine utilizzato da coloro che non si riconoscono nel loro genere biologico e si apprestano a compiere il proprio passaggio di genere: maschile o femminile. La delicatezza dello sguardo, della scrittura con cui viene raccontata questa storia lascia il tempo a ciascuno di pensare alle proprie contratture mentali che impediscono realmente la comprensione dell’altro. Quello della transessualità è un tema difficile che ci trova tutti impreparati, abituati come siamo a riconoscere un nostro pari solo se uguale a noi. Dagli abiti alle idee, dal cibo alle pratiche religiose, tutto serve a distinguere, a selezionare, come se per fare la realtà bastasse un righello con cui dividere ciò che è giusto e piace da quanto non piace e quindi diviene automaticamente ingiusto/sbagliato. Geniale e ironico è anche David Walliams, che nel suo Campioni in gonnella (Giunti Junior), accompagnato dal meravigliosoo tratto di Quentin Blake ci racconta una storia di travestimenti per gioco. Cosa accade se il diverso è mio fratello, mio figlio, un mio amico? Il coraggio di questi adolescenti che cercano e vogliono vivere senza fingimenti raccontato meravigliosamente in Luna, merita forse anche l’attenzione non solo delle cronache scandalistiche. Pagine che scorrono veloci come la realtà che ci passa accanto cambiando continuamente.
Agata Diakoviez