Il cuoco, il sarto e il facitore di figure

All’ISIA di Urbino, in questi giorni, Larissa Bertonasco sta conducendo un workshop dal titolo “Figure per una ricetta”. La ricetta, recita il dizionario, è un insieme di istruzioni utili ad un procedimento di trasformazione. Attraverso varie alterazioni degli elementi, si determina qualcosa di diverso dalle materie originarie. Le riflessioni fatte con i ragazzi si sono spostate sul piano della progettazione. La ricetta è un progetto, un percorso di ricerca, di visione, di creazione. Un percorso che prevede attenzione, capacità di dosare gli ingredienti, di fonderli, di controllare il processo di trasformazione. Mentre seguivo il loro lavoro mi veniva in mente un’affermazione di Maurice Sendak relativa al picture book. Sendak nel libro Caldecott & Co. Notes on books & pictures, invitava a riflettere sulla complessità  insita in un libro di figure di qualità:” Bisogna riuscire a dominare costantemente la situazione per ottenere un’apparente semplicità, quella incredibile leggerezza che nasconde l’imbastitura. Come in un abito di buona fattura, basta che un solo punto salti all’occhio ed hai rovinato tutto…”. L’abilità del cuoco e quella del sarto accanto a quella dei facitori di figure.

Ho in mano Salto, il nuovo libro di Maja Celia in catalogo per Orecchio Acerbo. E’ un racconto di Lev Tolstoj nella bella traduzione di Olga Romanova, che, in appendice, propone un testo di Goffredo Fofi, dedicato al grande autore russo. Una storia breve, all’inizio leggera, poi densa, drammatica, piena di attese. Maja sa dosare gli ingredienti della storia, le sue illustrazioni descrivono la dinamicità delle azioni, raccontano il passaggio dal riso allo stupore attonito, si muovono, attraverso una calcolata regia, dal singolo alla folla, raccontano emozioni forti nel potente uso del colore, sottolineano l’importanza di un epilogo felice e liberatorio, predisponendo il lettore ad una nuova, possibile visione.
Silvana Sola