Cercare per saper trovare e di nuovo cercare: maieutica e educazione all’ascolto

Danilo Dolci nasce nel 1924, lo stesso anno indicato sulla carta d’identità di Alberto Manzi. E come il maestro Manzi finisce la sua esistenza nel 1997.
In geografie diverse entrambi hanno difeso i diritti dei più deboli. Manzi mise a disposizione la sua capacità divulgativa per permettere a migliaia di persone di uscire dall’analfabetismo, Danilo Dolci dedicò la sua vita alla lotta contro la povertà, prestò la sua voce agli ultimi, per loro si spese attraverso forme di protesta non violenta.
Era un filosofo, un educatore, un poeta, un attivista pacifista, impegnato nell’ascolto dei contadini, dei braccianti, degli uomini e delle donne invisibili alla società civile e alla politica.
Dalla Sicilia, terra che elegge a luogo di vita, Danilo Dolci muove le sue riflessioni sulla condizione degli sfruttati mettendo in pratica il metodo maieutico, creando consessi nei quali si parla, si pongono domande, si discute. Ognuno è ascoltato e le decisioni sono frutto di un confronto continuo e costante.
Alberto Manzi pedagogo, educatore, scrittore porterà avanti un programma di solidarietà e sostegno dei nativi della Foresta Amazzonica adoprandosi per una scolarizzazione diffusa, per la risoluzione di problemi sanitari. E per questo sarà considerato ospite non gradito dall’allora governo cileno.
Danilo Dolci verrà raccontato anche come un denigratore della Sicilia: il suo lavoro straordinario, che ha determinato un vero cambiamento economico e sociale per le popolazioni di quel territorio, era mal visto da chi aveva avuto, fino ad allora, il totale controllo sul popolo.
A Danilio Dolci è dedicato il volume Danilio Dolci. Verso un mondo nuovo, Mediterraneo, libro firmato da Alessio Surian, Diego di Masi, Emiliano e Lorenzo Martino, in catalogo per Becco Giallo.
Un volume che mette insieme l’illustrazione, la didascalia, il fumetto, le voci di chi lo ricorda, la linea del tempo che scandisce la sua vita in relazione a ciò che sta succedendo in un mondo alle prese con il delitto Moro, con la morte di Peppino Impastato, di Gianni Rodari, e di Loris Malaguzzi, con la vita di maestro di Mario Lodi, con il Centro educativo Mirto, con la pubblicazione in Italia de La pedagogia degli oppressi, con i molti premi assegnati a Danilo Dolci per il suo impegno straordinario.
Un libro con figure, una biografia dedicata ad una figura importantissima nella storia civile del nostro paese, una storia da raccontare come testimonianza di una vita esemplare.
Un libro che tutti gli insegnanti dovrebbero leggere e riportare dentro la consuetudine pedagogica delle aule scolastiche, a volte disadorne di occasioni di bellezza, sui muri e nei gesti del quotidiano.
Alberto Manzi è ricordato nell’esposizione Maestro raccontami il mondo che inauguerà il 12 dicembre prossimo al Mambo, a Bologna. Il mondo del maestro Manzi rivivrà nelle bellissime tavole di Alessandro Sanna.
Silvana Sola