zazienews_poesia: Twinkle Twinkle Little Bat, intervista a Daniela Marcheschi

Il 22 e 23 aprile, presso la British Library, si è tenuto un convegno dedicato alla poesia per bambini. Tanti i poeti, da Carol Ann Duffy a Andrew Motion, da Roger Mc Gough a Tony Mitton; tanti anche gli studiosi giunti da ogni parte del mondo. Michael Rosen, Children Laureate Poet, ha felicemente coronato la chiusura del suo biennio di mandato. Per l’Italia è intervenuta Daniela Marcheschi, curatrice di Terra gentile aria azzurrina e di Tutto l’amore che c’è, Einaudi Ragazzi. Daniela, gentilmente, ha risposto alle nostre domande:

Perché secondo te i media italiani non hanno dato notizia di un così importante appuntamento?

Perché nel nostro paese una parte della cultura e delle istituzioni – grande editoria, giornali, televisione – ha da tempo abbandonato la poesia. Del resto, vi è stato un abbandono generalizzato della cultura proprio da parte di chi dovrebbe o avrebbe invece dovuto tenerne alto lo stendardo per diffonderla a ogni costo. La nostra classe dirigente e le élites della cultura hanno unanimemente deciso che il populismo è falsa coscienza, invece che nutrimento necessario di una visione della società in cui ceti più abbienti e ceti meno abbienti, in ogni senso, cooperano alla crescita civile di un paese. Pertanto, abbandonata una funzione politica di servizio alla collettività, alla nostra classe dirigente non è rimasto spesso che l’inevitabile: la deresponsabilizzazione, il parassitismo e via dicendo. Così permanendo le cose, la rotta di Caporetto del 1917 o l’8 settembre 1943 sembrano in realtà il nostro presente e il nostro futuro. Si è deciso insomma che il genere “poesia” non è importante, nonostante vi siano ampie prove del contrario; e che i giovani e i bambini sono ancora meno importanti: altrimenti, gli adulti che formano o dirigono l’Italia si comporterebbero diversamente. Gli adulti di questo paese non hanno un’idea di futuro, non vogliono averla né vogliono costruirla. Vivacchiano e si bruciano nel “qui e ora”. Non educano perché questo significa educare ai sentimenti; e bisogna averli, coltivare lo spirito per nutrirli. Così ci si piega al consumismo, alla volgarità, al cattivo gusto di massa, alla scarsa preparazione … Anche per questo, allora, abbiamo quel che ci meritiamo: caricature di poeti, più spesso che buoni poeti. Di necessità questi sono davvero troppo pochi e troppo isolati.

Hai subito espresso un giudizio entusiastico su Carol Ann Duffy…

Sì, mi ha impressionato molto. Per la sua intelligenza, lo sguardo insolito sul mondo, l’ironia, il respiro, la limpidezza e la duttilità della lingua che risaltavano nei testi letti. La sua è davvero una bella opera. La Duffy mi è piaciuta anche per il suo modo di porgersi: per il suo aspetto di donna semplice, del popolo, ma piena di dignità e con un tratto di signorile compostezza.

Cosa hai raccontato dell’Italia?

Come nascono la letteratura per l’infanzia e la poesia per i bambini nel nostro paese; quale dibattito sul tema vi si è svolto già a partire dall’Ottocento e le tradizioni che si sono affermate da noi. Guido Mazzoni ad esempio teorizzò e tentò di sostituire strofi di settenari dall’andamento più prosastico a metri della poesia più giocosa, cioè il senario o l’ottonario. Non gli piaceva che i bambini italiani memorizzassero poesie come “Una certa farfalletta/mossa un dì dall’appetito/svolazzava sulla vetta/d’un bel cavolo fiorito” del Clasio, oppure “La vispa Teresa/ avea tra l’erbetta/ a volo sorpresa/gentil farfalletta” del Salier. In parte aveva ragione, ma per fortuna la tradizione umoristica ha avuto degli interpreti straordinari come Tofano, Rodari e altri a rappresentarla.