Yeti, chemo e yak

Uno dei musei che portano la firma di Reinhold Messner è Ortles. Alla fine del mondo.
Frutto del lavoro congiunto tra l’architetto Arnold Gapp e il grande alpinista-esploratore altoatesino, il museo, realizzato a 1900 metri di altitudine, nel paese di Solda,  racconta il monte Ortles, i ghiacciai, le sfide estreme.
Dentro opere d’arte dedicate alle vette, installazioni, pensieri, equipaggiamenti usati per imprese leggendarie. Dentro anche un piccolo cammeo dedicato allo Yeti, il Chemo tibetano. Fuori un antico maso del ‘600 ristrutturato diventato il ristorante “Yak &Yeti “e yak veri, intenti a brucare erba.
Di ritorno in città mi sono ritrovata tra le mani il libro di Eva Ibbotson, appena dato alle stampe dall’editore Salani.

La straordinaria scrittrice austriaca, diventata cittadina inglese per sfuggire al nazismo, morta nel 2010, autrice di una pregevole produzione di libri per ragazzi, ci offre una nuova occasione di lettura divertita. Un’avventura di carta tra geografie reali e immaginarie che gioca, con eleganza, con lo stereotipo. Lo distrugge, lo ribalta, lo esalta creando scenari che intrecciano una sottile ironia con contenuti letterari capaci di arricchire l’immaginario in forma unica e, sempre, speciale.

Accanto a Lady Agata e i tanto abominevoli yeti gentili suggerisco la lettura di un capolavoro di Silvana Gandolfi, Pasta di drago, sempre in catalogo per Salani, dove troverete yeti e non yak, e un piacere della lettura assicurato.



Silvana Sola