Ancora e sempre Andersen per ricordarci che il Re è Nudo. I Vestiti nuovi dell’Imperatore è un topos  che ci ricorda della possibilità di dire la verità, che ci ricorda che siamo liberi, la servitù è volontaria ha ricordato qualcuno. L’uso insistito del verbo ricordare è voluto, come a sottolineare che sembriamo tutti affetti da smemoratezza. Ciò che sta dietro di noi  ė svanito, nascosto ai nostri occhi e al nostro cuore, e il futuro non siamo capaci di sognarlo, di sperarlo. Allora le vecchie favole, non tanto diverse dalla vita, ci possono venire in aiuto. Vitali Kostantinov attualizza questo grido anderseniano, pronunciato dalle labbra di un bambino, con straordinaria efficacia. Bellissimi i due sarti compari, uno certamente russo mentre l’altro potrebbe essere francese o italiano. Il bambino, vestito da marinaretto, è un educato bambino borghese, con l’aria, però, da piccolo Gian Burrasca. Il libro, pubblicato in Germania da Jacoby e Stuart ė spassosissimo, un pop up intelligentemente congegnato per svelare la bugia del Potere e la sudditanza della Maggioranza, appunto silenziosa. Vitali, grande disegnatore russo, non lascia perdere, ha speranza che la denuncia sia necessaria e salutare.
Grazia Gotti