Viaggio nella scuola italiana

Ho conosciuto Vinicio alle lezioni del Prof. Antonio Faeti. Non sapevo che nel 1986 avesse insegnato a Baricella, un paese in provincia di Bologna. Eravamo, entrambi, frequentatori dell’Università anche se avevamo superato da tempo gli esami e archiviato la tesi di laurea, ed eravamo già inseriti nel mondo del lavoro. Cosa ci spingeva a seguire le lezioni di Faeti? Oso il termine “passione”, una passione pedagogica che ha preso forma sui libri e nelle aule per lo più sgangherate della scuola italiana. Ma dentro le aule c’erano i bambini a stemperare con la loro presenza la bruttezza del “paesaggio”. Il libro di Vinicio fa sentire con forza il bisogno di bellezza, di giustizia, di cultura. Lo fa ad ogni passo, citando autori, testi, racconti filmici, persone che ha incontrato che gli hanno raccontato ancora storie. A mio parere il filo rosso del libro è questo, anche se lo scopo principale è quello di far conoscer da più vicino il Paese di domani, fatto di italiani che hanno radici lontane. Le tappe di questo viaggio in Italia si leggono con gran piacere perchè la guida è informata sui fatti, porta i numeri, ma non tralascia la sua personale sottolineatura. E’ un tratto lieve ed ironico quello di Vinicio, un tratto che sa portare a fondo un’analisi, una critica, senza sbraitare; lo fa con toni sommessi, mantenendosi sempre nell’understatemen, e perciò fa anche ridere. Alla metà degli anni Novanta Vinicio è andato al Ministero ad occuparsi di integrazione. In quel periodo io incontrai il primo bambino pakistano in una classe prima. Era bravissimo a disegnare, molto educato, dolcissimo. Lo aiutavo per la lingua, ma appena diventammo amici mi chiese di aiutarlo in ciò che più desiderava: imparare al più presto l’inglese per andare in America a fare il dottore. E così decidemmo, mantenendo il segreto, di dividere l’ora a metà, prima inglese, poi italiano. Sono molto contenta per la buona recensione che il libro ha meritato sulla Stampa di Torino sabato scorso, è importante leggere di un Paese che resiste anche per la presenza di insegnanti che non tolgono il disturbo.
Grazia Gotti