Un’amica, brava insegnante, me ne aveva consigliato la lettura un po’ di tempo fa. E il libro aveva occupato un posto nella pila dei testi da leggere, assolutamente.
L’ho finito questa mattina: La scuola salvata dai bambini, libro scritto da Benedetta Tobagi e uscito per i tipi di Rizzoli.
Un viaggio nell’Italia della Scuola Pubblica, nell’Italia delle possibilità e dei luoghi comuni, nell’Italia dei migranti e dell’accoglimento nelle istituzione educative.
Il lavoro giornalistico di Benedetta Tobagi attinge a dati precisi, annota, sul suo quaderno gonfio di appunti, luoghi, persone, storie, meriti e inadempienze.
Racconta con slancio ciò che il suo sguardo ha fissato oltre alle parole. 
Parla di scuole, della fisicità degli edifici, delle differenze tra spazi di possibile inclusione, resi “belli” dal lavoro di insegnanti che si adoperano per offrire a bambini e ragazzi una vera opportunità di vita, oltre ciò che lo stereotipo ha già sancito.
Parla di mediatori culturali, di alfabetizzatori, ma anche di maestri appassionati, competenti, che credono in una scuola che va oltre lo spazio dell’apprendimento, maestri che vedono i bambini come persone, nella loro fisicità, nel loro desiderio di essere, nelle loro difficoltà e nelle loro abilità.
Dal libro esce un mondo di figure cardine della scuola che si spendono per una società diversa, dal libro escono i limiti di riforme che hanno azzerato i fondi, di esperienze che avvizziscono perché manca la linfa di uno Stato che, spesso, sembra non credere che la Scuola Pubblica possa essere il luogo delle possibilità, il luogo che contribuisce alla crescita dell’individuo.
Parla di genitori, parla di mobilità, di assenza di lavoro, parla di paura, di timore dell”invasione”, di biblioteche, di cibi che si intrecciamo e di parole meticciate.
Una geografia che parte da Amatrice, ombelico d’Italia, parte da quella scuola primaria ristrutturata che oggi mostra affranta i cedimenti del sisma del 24 agosto 2016.
Benedetta Tobagi è attenta, si guarda attorno a 360 gradi e nelle belle pagine del libro cita anche Mamma Lingua, la bibliografia voluta da Giovanna Malgaroli e realizzata grazie alla collaborazione tra IBBY Italia e il Coordinamento Regionale di Nati per Leggere-Lombardia.
E si congeda dal lettore con queste parole:
“Non si tratta di essere ottimisti o pessimisti, bensì di credere che possiamo cambiare un pochino le cose. Ognuno di noi può farlo. Ciascun individuo, ogni giorno, compie una miriade di scelta che possono fare la differenza, per sé e per gli altri”.







Silvana Sola