Chi era Barbablù? A chi si ispira la fiaba cupa e truculenta racchiusa nella raccolta di Perrault?
Qualcuno suggerisce di ricercare le origini della storia dell’uomo dalla barba blu che uccide le mogli, in una terribile vicenda raccontata dalle cronache del 1400. Era esattamente il 1440 l’anno in cui venne mandato a morte il conte Gilles de Rais, eroe militare, compagno d’armi di Giovanna D’Arco, erede di una enorme fortuna economica, accusato di atroci delitti. Non sono le mogli a morire, ne ebbe una sola, ma un esercito di ragazzi e ragazze che entravano nel castello di Tiffauges o di Champtocé e da lì non uscivano più, neppure i loro corpi, dati alle fiamme o nascosti in oscure segrete.
E come mai un horror del quindicesimo secolo si fonde con il racconto fiabesco di Perrault? La storia del giovane conte nel passaggio da una voce all’altra, da un’epoca all’altra, diventa diversa da quella originale e alle sue terribili gesta si associano quelle della figura misteriosa del gentiluomo definito da Anatole France, nel bel volume in catalogo per i tipi di Donzelli, Le sette mogli di Barbablu e altri racconti, come “uno scellerato provetto e il più perfetto modello di crudeltà mai esistito al mondo”.

E lo scellerato modello di crudeltà continua ad affascinare, ad essere scelto come soggetto di rivisitazioni, di interpretazioni nuove che affidano all’immagine, oltre che alle parole, il potere e la forza della narrazione.

E’ quasi austero, minimale il segno di Eric Battut per il libro voluto da Bohem Press, basato sul racconto di Perrault. Nelle pagine si sente il gelo del castello protetto da alte mura, l’attesa, la curiosità.
E’ invece firmato da Chiara Carrer, sia nel testo che nelle figure, il Barba-B uscito per Donzelli.

Un albo illustrato, meravigliosamente blu, essenziale, pulito, senza orpelli, algido e sentimentale, intenso e avvolgente, come il contenuto della storia.
“ ore 9,15
Testa. Braccia.
Seni. Gambe.
Le sue sorelle!
Le rimette insieme.
Le nasconde.
Lui è arrivato.
Lo sguardo cupo…”
Molto diverso, con un taglio in cui la componente horror gioca con la capacità ironica del segno, è il Barbablù di casa El, riraccontato da un abile fabulare che risponde al nome di Roberto Piumini e illustrato da Altan.
“Un giorno il padre le disse: -Quelle della tua età sono maritate. Sei stata chiesta in moglie da un gentiluomo di una terra vicina, e ho deciso che lo sposerai.- Siccome quello era l’uso, Primula lasciò padre e fratelli, e sposò l’uomo…”

Ultimo in ordine di apparizione, giunto di recente sugli scaffali, nella collana “Perle Classiche” di Arka è il raffinato lavoro sul testo messo in pagina da un Nicola Cinquetti sempre più bravo, capace nella lingua e nella tensione narrativa. Accompagnano le parole le illustrazioni evocative, originali, stupite, di Alessandra Cimatoribus, illustratrice friulana di provata abilità.
Silvana Sola