Venerdì e lo stupore nella scoperta

Era il 1967 quando Michel Tournier scrisse Venerdì o il limbo del Pacifico. Era il remake del romanzo settecentesco, Robinson Crusoe, di Daniel Defoe. Un Robinson diverso, quello di Tournier, che doveva recuperare l’innocenza perduta, non un Robinson maestro di vita, ma un naufrago europeo che va alla scoperta di una nuova esistenza. Ed è Venerdì, il selvaggio, che conduce per mano Robinson verso una vita fatta di virginali scoperte, di incontri con la natura, con sè stesso. Successivamente Tournier pubblica Venerdì o la vita selvaggia, versione semplificata di Venerdì o il limbo del Pacifico. Una versione rivolta ai ragazzi che considera lettori ideali, capaci di riconoscere le vere qualità di un testo letterario. Il libro diventa presto un romanzo fondamentale per la lettura a scuola e i dati riportano traduzioni in oltre quaranta lingue diverse e vendite per sette milioni di copie.
Nell’isola selvaggia, difficile da recuperare dalle carte nautiche, Tournier fa vivere ai protagonisti della storia un viaggio (in)consapevole verso l’ignoto, è la storia dell’incontro con l’Altro, è l’avventura fatta di esotismo, di ricerca, di stupore nella scoperta. E’ un viaggio verso il superamento dello stereotipo, dell’ovvio, del consueto.
Cambia Robinson muovendosi tra le rocce, camminando sulla sabbia, raccogliendo noci di cocco, utilizzando il liquido rosso del pesce istrice per appuntarsi i momenti della sua giornata.
Nell’edizione einaudiana, quella rivolta al pubblico adulto, una bella introduzione di Giuseppe Montesano, ci invita a riflettere sulla figura del naufrago nella società occidentale.
L’edizione pensata per i ragazzi, appena uscita nel catalogo Salani, porta, invece, in apertura, una breve citazione di Tournier:
“ Mi reco spesso nelle scuole dove spiego che la lettura rende felici e intelligenti. La lettura è una droga che fa del bene… La lettura è un’attività creatrice, perché il lettore, con la fantasia, deve sempre completare il testo dell’autore.”
Il romanzo si conclude con la scomparsa di Venerdì e l’incontro con il mozzo estone, sceso dalla nave inglese, un incontro che, in una versione, attribuirà al giovane Jean il nome di Giovedì e, nell’altra, quello di Domenico.
Altri nomi potranno assegnargli i lettori, recuperando l’invito di Tournier a partecipare in modo attivo alla vita del testo. Tounier ha scritto molti romanzi che hanno acceso la critica e affascinato il pubblico: oggi vive nella sua “isola selvaggia”, in un presbiterio di un piccolissimo paese della Vallée de Chevreuse.
Silvana Sola