Una vita esemplare

Che piacere trovare in libreria il bel volume Donzelli che raccoglie le storie dell’elefantino Babar!
Nella nota dell’editore si citano coloro che si sono inginocchiati al cospetto dell’elefantino, da Milne a Sendak e si allude al fatto che l’elefantino possa stabilmente abitare le nostre case.
Io l’ho conosciuto all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, quando ormai compiva cinquant’anni. Era già immortale, aveva superato il suo tempo e  abitava il Parnaso dei Piccoli.

Negli anni Novanta è entrato in casa, nella camera dei giochi e dei libri, nei calzini e negli indumenti di mio figlio. Di tutto ciò che ho riposto, libri, abiti, giocattoli, Babar è rimasto con noi, ci guarda dalle pareti di casa, quasi un nume tutelare. Da lui non ci vogliamo separare perché ne condividiamo il paradigma esistenziale. Solo, ma non smarrito, va verso le occasioni che un’esistenza può riservare. Torna, novello Ulisse,  e con intelligenza vince la guerra contro i rinoceronti. Ama, si sposa, diventa padre e re. Padre benevolo e giocoso, re dedito al buon governo e alle cose ben fatte, come le case e le scuole. Questa vita esemplare, narrata da chi non raggiunse i quaranta è di sicuro un valido exemplum e Sendak ne era consapevole: “Quando Babar abbandonò la giungla per fuggire a Parigi nel 1931, purtroppo non passò da Brooklyn. Se lo avessi incontrato sulla mia strada, avrei accolto quell’orfano di un elefantino, colmandolo di ogni affetto. Che peccato che non sia capitato dalle mie parti; qualcosa di quel suo spirito gentile, di quei suoi modi sensibili, avrebbe di certo contagiato un bambino come me, agitato da passioni incontrollate. “.

Grazia Gotti