Una Cappuccetto contemporanea

Di Innocenti ho sempre guardato i  paesaggi con lo stesso incantamento che provo ammirando i Brueghel, e la sensazione di intimità familiare che provo davanti ai quadri Biedermeier della Neue Pinakothek di Monaco. Nelle sue scene solitamente si sovrappongono mille narrazioni parallele e confluenti: figure minori -o episodi marginali- raffigurate in un gesto o un vezzo che danno conto di piani ulteriori, di storie secondarie. Penso a Bob, l’impiegato del perfido Grooge di Dickens, che pur oppresso da povertà e malasorte, nel correre a casa dalla famiglia, non si lesina un gioco con i bambini che incontra in strada.
Da Cappuccetto Rosso una fiaba moderna non c’è più posto per l’incantamento!
Con questo albo potentissimo, splendido e terribile, che traspone il lupo nella contemporaneità. Innocenti pone davanti agli occhi del lettore lenti interpretative proprie dell’arte, della sociologia, della pedagogia, della urbanistica, della politica. 
Le tavole sono esplicite e violente. Mi sono interrogata sull’età del lettore a cui proporlo. Ho avuto bisogno di più di una lettura, per fare spazio alla fiducia che nutro nelle risorse dei bambini. Rimango persuasa che non dobbiamo semplificare la realtà celando loro i pericoli a cui sono esposti, bensì supportarli mentre si creano le loro personali  bussole culturali ed etiche.  Certo è che i bambini vanno tutelati e protetti, ma la potenza travolgente con cui il consumismo ha radicalmente depauperato la cultura e il senso civico (su questo tema ho trattato qui e qui) occorre aiutarli a riconoscere odore di lupo, accompagnarli nel bosco per aiutarli a distinguere le indicazioni stradali utili dai cartelloni pubblicitari ammiccanti e ruffiani.
Grazie alla “contemporaneità” in cui è ambientato Cappuccetto Rosso, Innocenti magistralmente si rivolge direttamente ai bambini, come un nonno, come un sapiente, come un adulto rispettoso che li riconosce capaci: “Avvicinatevi, bambini, e vi racconterò una storia intessuta d’incanti……Sappiate però bambini che le storie sono come il cielo. Possono mutare…”. 
Un incisivo manifesto di denuncia. Un affresco importante dell’oggi e dell’importanza di operare scelte consapevoli per far fare alla società un giro di boa. 
La villa ricavata sul finale della “Casa del tempo”, che cancellava la storia per far spazio a un benessere sgraziato e un po’ volgare, sembra un preludio al Cappuccetto Rosso, che apre la narrazione con una strada di periferia fin troppo verosimile, sul cui sfondo si staglia un condominio squallido, costruito in estrema economia, senza attenzione alle più ovvie norme di buonsenso edilizio ed estetico, nel quale tuttavia è possibile riconoscere alcune persone, bambini e artisti, che con sforzo impari ritagliano uno spazio alla bellezza, facendo ricorso al gioco, all’arte, ai fiori.
La cucina di Cappuccetto Rosso sembra una pagina di punti interrogativi: quale idea di bambino ha la società oggi? Il seggiolone è un aiuto o un contenimento? E lasciare un bambino solo con il PC  significa valorizzarne le competenze o è un atto di incuria? La Tv costantemente accesa a chi serve? Basta decorare i mobili con figurine per rendere una casa (e una società) a misura di bambino e di bambina?
Fortuna che all’esterno, tra tante immagini sessualizzate senza fantasia, tra scene violente, tra miseria e stereotipie, tra le stringhe di consumatori inebetite dal BOSCO commerciale, Cappuccetto Rosso incontra anche artisti di strada che resistono con forza partigiana alla pressione circostante, contrastando, con la loro azione gentile, il manifesto elettorale “YOUR CANDIDATE I AM” . 
Roberto Innocenti apre la mente al dubbio, obbligando il lettore, di ogni età, a confrontarsi su che persona intende essere, portandolo a chiedersi se rinuncia al suo status di cittadino oppure intende esercitarlo e contrastare la prepotenza del consumismo, dell’assenza di pensiero, della bruttezza. 
Con il suo lavoro afferma che con i ragazzi non servono esemplificazioni edulcorate della realtà, ma risposte intelligenti, puntualmente capaci di affiancarsi alle altre domande che ne conseguono.
Compito degli adulti è dunque offrire una dieta sana, varia, pedagogicamente attraversata da bellezza e senso critico: dalla tavola alle pagine di un libro, per una mens sana in corpore sano.
Francesca Romana Grasso