Una bottiglia israeliana nel mare di Rimini

Aveva scritto Quand’ero soldato uscito in Italia per i tipi di Mondadori, nel 2003. Si chiama Valérie Zanetti, è francese, vive in Israele e dallo stato di Israele ha raccontato la sua esperienza nei ranghi dell’esercito, ha raccontato il suo essere ebrea con orgoglio e profonda adesione. Ma i suoi racconti hanno anche aperto piccole brecce, hanno insinuato dubbi scritti con l’inchiostro simpatico. Nel nuovo libro, presente nel catalogo Giunti, Una bottiglia nel mare di Gaza, si racconta il desiderio dell’incontro, della comunicazione, una comunicazione che, nell’era delle tecnologie più avanzate, parte da un messaggio chiuso in una bottiglia. Ma sarà la mail che terrà vivo il dialogo tra il mondo ebraico e quello palestinese, la rete racconterà verità e bugie, sentimenti, rabbia, attese, delusioni e speranze. Lo farà con un carteggio che ricorda i biglietti lasciati dietro la lavagna, che citerà, senza farlo, quell’indovinami, scoprimi, sappimi, che fece di Ciao, tu, un libro unico. Valérie parla del suo popolo e del popolo vicino, dialoga con la storia, quella che ha visto l’omicidio di Yitzhak Rabin, gli attentati agli autobus, le case distrutte e la paura, filo rosso di condivisione, da entrambi i lati delle barricate, con la quale dividere la giornata. E’ testimone dell’oggi Valérie Zanetti, e si interroga sul sogno dei padri, sul processo di pace che Rabin aveva messo in moto, sulla vita dei palestinesi dichiarati stranieri nella propria terra. Pensieri lasciati dentro ad una bottiglia per dichiarare che all’utopia non si rinuncia come ci aveva suggerito Illich, e che nell’utopia dichiarata dalla parola scritta, c’è il sogno del cambiamento che il romanzo mette in moto. Sarà interessante incontrare Valérie Zanetti a Rimini, in occasione del Festival Un mare di libri, direttamente a lei potranno essere fatte le domande che i suoi scritti suggeriscono.
Sabato 13 giugno, Teatro degli Atti, Rimini, ore 18

Silvana Sola