Un racconto quasi perfetto

Lo scrittore Michael Morpurgo e l’illustratore Michael Foreman hanno in comune, oltre il nome, molte opere. Foreman, classe 1938, è un mago dell’acquerello, mentre Morpurgo, classe 1943, è un principe della narrazione. La trasparenza, la lievità e la straordinaria capacità di restituire una particolare atmosfera dell’uno si mischiano alla potenza pregnante della voce dell’altro, una voce da Tusitala del villaggio, e il succo spremuto dal mischiarsi di uve così pregiate è davvero straordinario. Anche questo racconto pubblicato dalla pisana Editrice Campanila è straordinario; narra dell’esperienza di un ragazzo finito in riformatorio e della sua risalita, aiutato da una maestra di musica, da un anziano stalliere dai baffi bianchi e da un cavallo. Il libro ha una forza catturante che ammalia, la scrittura stimola tutti i sensi: l’orecchio percepisce il jazz alla radio, il naso la puzza di stalla, il cuore i movimenti intimi dell’animo di un ragazzo, vivo e desideroso di amore nonostante la vita gli abbia riservato una buona base di legnate già dal principio. La lettura, invece, è guastata da una traduzione non all’altezza che traduce con “popò”gli escrementi dei cavalli e così facendo, per ben due volte, interrompe il ritmo magico della narrazione. Forse il traduttore ignorava che Morpurgo, insieme alla moglie Clare, ha dato vita, nel 1976 al progetto Farms for City Children. Io, invece, ignoravo che la moglie Claire fosse la primogenita di Sir Allen Lane, fondatore di Penguin Books. Libri, denaro e opere di moderna Charity… molto British.
Grazia Gotti