Un racconto della Grande Guerra

James Riordan ha vissuto una vita avventurosa: ha fatto lavori umili, poi si è messo a studiare la lingua russa. È stato comunista ed ha studiato a Mosca, in compagnia di Alexander Dubcek.
Esperto di sport, ha scritto dello sport sovietico, quando l’Unione sovietica non partecipava alle Olimpiadi perché ritenute una celebrazione del capitalismo. Ha scritto anche diversi romanzi per ragazzi. Bellissimo il primo tradotto in italiano da Lorenzo Borgotallo, bello per la costruzione  e per la capacità di raccontare la vita, le condizioni e i pensieri di tre adolescenti inglesi, mandati in Francia a combattere la Grande Guerra. Dalla scuola, dal campo di football alla trincea. L’entrata in guerra è annunciata proprio l’ultimo giorno di scuola, ma c’è da battere il nemico della squadra di calcio e il 
“crucco” resta lontano. Seguono dei noiosissimi addestramenti. Poi la partenza, via mare, da Portsmouth, a bordo di un postale marittimo utilizzato per il trasporto delle truppe.
Hanno 17 anni, ma fingono di averne 19. Le coetanee, le amiche, le sorelle, non stanno a disperarsi, c’è bisogno di loro per tanti mestieri che fino a quel momento sono stati maschili. Persino la squadra di calcio, per mancanza di giovani calciatori, si apre alle ragazze.
Molte vorrebbero prendere parte alla guerra, una guerra che Riordan racconta con sorprendente bravura. Dalle note biografiche si legge di un romanzo che racconta di un giovane all’assedio di Stalingrado. Sarebbe bello vederlo presto sugli scaffali.

Grazia Gotti