Un pomeriggio con Emilia

È un mondo a due, quello di Emilia, il primo libro a fumetti di Fabio Bonetti, edito da MalEdizioni. Una nonna e un nipote e un dialogo, fatto di parole ma anche di gesti, di piccoli gesti quotidiani estremamente veri, dove una mano dietro la spalla, l’invito a bere un bicchiere di vino, una battuta o anche stare in silenzio stringendosi le mani diventano un non detto carico di significati e sentimenti.
È un mondo a due, ma non isolato, anzi, spazia in città o fuori città, negli orizzonti, anche vasti, in cui può immergersi il ragazzo, come in una celebre foto di Luigi Ghirri, andando incontro a montagne lontane, e nei locali chiusi di un ambulatorio, di un supermercato, di un ufficio della CGIL o, più spesso, delle mura protette di casa, quelle in cui gli affetti perduti sono delle presenze da non abbandonare mai e che non ci abbandonano, con cui dividere ancora tempo e tradizioni. Il passo di nonna e nipote è lo stesso, quello di una bici, di un pedalare che porta avanti, nonostante la vecchiaia, i suoi dolori o il desiderio di morire.
Il libro si divide in dodici microstorie: Pastiglie, Bogart è vivo, Tirare l’acqua spesso, In una cronologia confusa e maligna, Le cose a posto, Parlare in faccia, Amorevolmente, Candele, Quando sogna, Un certo gas che faceva dei riccioli, Dichiarare i redditi e Oroscopi. Dodici racconti essenziali, un po’ come quelli di Carver che viene tirato fuori da uno zaino. Eppure, più ancora che Carver, leggere Emilia richiama intorno a sé le voci della pianure, di scrittori come Celati, Cornia o Benati col suo Silenzio in Emilia.
C’è anche la nebbia di quelle pianure quando, seduti su una panchina, in piazza a Modena, il non saper dove andare va ben oltre il non vedere chiaro intorno a sé. La nebbia, però, è solo nelle parole, del tutto dissolta dalla caratterizzante scelta di una bicromia forte e accesa. Seppure la narrazione sia quotidiana e realistica, la rappresentazione è artificiale, con i volti che a volte si confondono con delle maschere e con la scelta di piani che ci riportano in una sala cinematografica o in una camera oscura.
Di tutte le voci delle pianure, quella che fa eco più chiaramente in Emilia è quella di Raffaello Baldini. Fabio Bonetti, a differenza del poeta di Santarcangelo di Romagna, non usa il dialetto o i versi, ma l’oralità dei suoi dialoghi riesce a ricreare i modi sintattici e affettivi del dialetto. Come Baldini, poi, trasforma anche i momenti più crudi o dolorosi con delicatezza e ironia.
Fabio Bonetti presenterà il suo fumetto Il 21 novembre, alle ore 17,30, a Bologna, alla libreria per ragazzi Giannino Stoppani.
L’incontro è inserito nel programma di BilBOlbul festival, nella programmazione della settimana dei Diritti per l’infanzia e l’ adolescenza e in collaborazione con MalEdizionie.
La presentazione è a cura di Simona Olivieri e Luisa Bonfiglioli dell’Accademia Drosselmeier/ Giannino Stoppani Cooperativa Culturale.
Vi invitiamo ad essere con noi per ascoltare, guardare, leggere e brindare.
Enrica Colavero