Un piccolo elefante sugli scaffali

E’ rincuorante passare in libreria e scoprire nuovi titoli e nuovi progetti.
Parlo del marchio Edizioni Clichy, di cui ho sfogliato due piccoli picture book, nati in Francia in casa Didier Jeunesse.  Che bella sorpresa! Mi piace la storia dell’annunciata giornata di pesca e mi preparo ad un’avventura di formazione, con l’immagine nella testa del piccolo Ernest che pesca. Devo cambiare rotta, le mie aspettative sono deluse, anche il lettore ha i suoi diritti, ma presto il libro mi ricattura perché mi porta nella rivisitazione di Tompousse, che cade nel latte, finisce nella pancia del pesce, e sul tavolo da cucina del cuoco di corte. Qui Jo finisce in una cosa minuscola che va a finire nella pancia di una gallina, in quella di un lupo e, infine, in quella di un enorme pesce-gatto. Bello, divertente, ben disegnato, lo leggerei volentieri ai bambini,  con gioia. Il buon umore, quello che Amleto aveva perduto (I lost all my mirth) mi pare rappresenti un buon ingrediente in un libro per bambini.
Nel secondo albo i toni sono più smorzati, l’allegria fa posto ad una pacata e benevola apertura verso gli altri, quelli con cui si può condividere un segmento di viaggio, per approdare da soli davanti ad un mare aperto, con Robinson da leggere. E quando siamo così pacificati, ecco l’imprevisto, un piacevole imprevisto.
La giovane casa editrice, nel suo dichiarare la sua francesità, dagli autori, ai titoli delle collane, mi fa pensare ad una posizione di anti italianità che potrei  condividere, ma poi ci trovo Gramsci, e allora il cuore mi si allarga, e con sempre maggiore adesione al gusto e al pensiero della  casa editrice fiorentina, infilo nella borsa  tre  fumetti dell’elefantino.

Grazia Gotti