Un angelo con il paracadute

La giornata è bellissima, al traffico congestionato di una città che riprende il lavoro, si sostituisce il verde dei campi e delle colline, i radi insediamenti urbani, l’assenza di rumori stridenti.
Sono in macchina con Fabrizio Silei; lo sto accompagnando ad un incontro, nell’ambito della manifestazione Fieri di Leggere, con i ragazzi delle terze medie della scuola di Monterenzio.
Fabrizio parla; è un narratore abile, abile con le parole affidate alla voce come con quelle fissate sulla pagina.
Racconta dell’Istituto d’Arte, della laurea in Scienze Politiche, del lavoro di sociologo, delle sue creazioni con la carta, del segno e del disegno, ma anche della vita in Toscana, dell’infanzia, di un padre socialista, dell’esperienza politica nella pubblica amministrazione. E poi dice del come nascono le sue storie, della sua necessità di scrivere, di dare corpo a visioni letterarie, di trovare i contesti, di verificare le fonti.
Bernardo e l’angelo nero non racconta la realtà, ma parla di un passato ritrovabile nei documenti, nelle voci di chi c’era.
Bernardo è un ragazzino che si è fatto strada nei suoi pensieri il giorno in cui è si posta dinnanzi ai suoi occhi l’immagine di un bambino in bicicletta, con gli abiti dei Balilla. Il bambino guardava verso l’alto; cosa vedeva?
Il romanzo parte da dove si posa quello sguardo, da cosa scoprono i suoi occhi, dall’incontro che cambierà la vita di un ragazzino dal fiato corto, figlio di un Podestà, nell’Italia del dopo 8 settembre 1943. Bernardo non è forte fisicamente, non è litigioso, non sa imporsi, è lontano dall’immagine del giovane fascista, eroe per la famiglia e per la patria.
Il romanzo ci porta in un’Italia confusa, divisa, pronta ad una guerra che vedrà fronteggiarsi i fratelli, gli amici. Racconta il fascismo della prima ora e quello malato e violento da sudditi del nazismo, l’arrivo degli alleati, ma anche il passaggio dal mondo dei piccoli a quello degli adulti, le difficoltà, le paure, i rischi.
Bernardo e l’angelo nero, in catalogo per Salani, è un libro scritto da chi sente la responsabilità dello scrittore nel confronti del lettore, da chi ha rispetto per chi legge.
Il viaggio è terminato: ora siamo a scuola con ragazzi che fanno domande, che si sono interrogati sul perché di certe scelte letterarie, che sono andati oltre l’obbligo scolastico, hanno letto e ora sono avidi di notizie e desiderosi del confronto.
Fabrizio risponde, aggiunge, invita a far viaggiare il pensiero.
Sono trascorse due ore: ora i ragazzi applaudono.

Aggiungo un consiglio di lettura: cercate il nuovo libro di Fabrizio Silei, dato alle stampe da Lineadaria. Il titolo è Prima che venga il giorno. Racconta un 23 luglio 1944, un eccidio di contadini da parte delle SS e poi il dopo. La storia delle donne, bambine e adulte, sopravvissute alla strage e la loro difficoltà a fare i conti con la storia, una storia obliata, nascosta, che cela dubbi e altre verità. Nasce per adulti, ma è per tutti coloro che sono già abili lettori.
Silvana Sola