Un altro sguardo è il titolo scelto per il percorso dedicato alla rappresentazione della disabilità nei libri per ragazzi che vedrà la luce domenica il 3 aprile, negli spazi della Fondazione Gualandi, a Bologna.
Quella la data in cui saranno disponibili al pubblico i lavori di 16 illustratori scelti in un panorama internazionale (tra gli altri Gusti, Chiara Carrer, Maria Giron, Sonia Possentini, Diego Bianki), quella la data per sfogliare i libri, oltre 200, che fondono i titoli arrivati per la sezione Disability del Bologna Ragazzi Award 2016 con pubblicazioni per bambini e ragazzi selezionate in questi mesi di ricerca, quella la data per poter avere tra le mani l’antologia stampata, antologia che accompagna le figure a muro. Non solo una mostra, non solo una pubblicazione, ma un progetto: incontri, narrazioni, formazione, scambio. Un progetto fatto di confronti con chi ha condiviso il nostro pensiero e lo ha arricchito di nuove suggestioni.
A Bologna prima, ad Arezzo poi, e poi speriamo in altre geografie italiane, perché parlare di rappresentazione della disabilità vuol dire parlare di persone, vuol dire parlare di emozioni, vuol dire parlare di storie da guardare, leggere o ascoltare.
Ed è mettendo in ordine una bibliografia non ancora definitiva che ho ripreso in mano Occhio al gatto di Silvana Gandolfi, un libro del 1995 che mi era piaciuto moltissimo.
Il titolo, scelto per Salani dalla straordinaria Donatella Ziliotto, è il numero 100 della collana Gl’Istrici.
L’ho riletto e ho ritrovato il garbo narrativo che ricordavo, ho trovato la storia di Dante (lo stesso nome di mio padre), la sua difficoltà a mettere ordine tra le lettere, ho trovato il gatto Virgilio, il ponte Storto, calle del Forno, il professor Cosimo Dolente e tutte le avventure nate dopo aver sorseggiato cioccolata calda.
“ – Che cosa vuol dire dislessico?- gli chiesi a bruciapelo, dopo una di quelle fantastiche cioccolate.
 – Si tratta di una difficoltà nel leggere o nello scrivere, se si ha troppa fretta, troppa ansia. Si invertono le lettere…”
Non una storia di disabilità, ma la disabilità nell’esistenza, nella vita reale e immaginaria, normalmente, fuori dall’ordinario.

Silvana Sola