Il piccolo Héctor Nefelibata ha scoperto di poter camminare sopra le nuvole, “sedersi sull’ossuto dorso dei cirri e lasciarsi trasportare dolcemente dal vento”. Come? In un pomeriggio di fine primavera è salito sulla collina dell’eremo per giocare agli esploratori, ma è inciampato in una nuvola bianca e ci si è arrampicato distrattamente, scambiandola per una pietra. Così il bambino parte per viaggi strabilianti e un giorno, sdraiato su “una nube che assomigliava a una culla o a una vasca da bagno per principi”, arriva fino all’isola di Cromos, l’isola dei colori, dove questi sono nascosti e costretti a un sonno forzato.

Questo è solo l’inizio di Nefelibata che viveva tra le nuvole, un racconto che porta la firma del grande intellettuale di Barcellona Carlos Barral, fondatore di una casa editrice, poeta e romanziere scomparso vent’anni fa.
La Salani propone la storia inedita nella traduzione di Donatella Conti insieme alle illustrazioni di Simona Mulazzani, in un piccolo formato adatto per averla sempre vicino, per esempio sul comodino a fianco del letto.

Per ricordarci che i bambini possono essere sensibili creatori della bellezza, risvegliatori di emozioni e grandi osservatori della realtà grazie ai loro occhi incontaminati. E queste qualità andrebbero coltivate anche in età adulta, per non diventare grigi come i colori sull’isola di Cromos.
Ancora oggi in spagnolo esiste un termine che deriva dal greco e significa “colui che cammina tra le nuvole”, usato per le persone sognatrici, immerse nei propri pensieri, o che amano semplicemente guardare le nuvole che passano in cielo. Questa parola è proprio “nefelibata”.
Valentina Allodi