Mi pare di essere tornata da un viaggio in un Paese lontano o da uno Stato che ha appena ottenuto l’indipendenza dal Regno d’Italia. La città è garbatamente tricolore: le coccarde, le bandiere, le luci bianco rosso verdi sono eleganti, mai vistose o enfatiche. Dagli uffici pubblici, agli esercizi commerciali, dai Musei ai balconi è tutto un sventolare di bandiere.

Si percepisce un lavoro collettivo ed una partecipazione autentica, per niente retorica o di propaganda.
Al Lingotto, anzi all’Oval, era allestita la mostra sui titoli e gli editori che hanno fatto l’italia della cultura, per la quale sono state spese già tante parole sulla stampa nazionale. E’ stata pochissimo visitata: ciò potrebbe voler dire che o è inutile o troppo elitaria, viste le dimensioni di massa dell’evento. Ci sorprende che il curatore, Gian Arturo Ferrari, che ci ha sempre definite troppo elitarie, sia caduto nella trappola…
Noi, che invece amiamo una letteratura così popolare come quella per ragazzi, ci siamo godute Mino Milani e Lia Levi, straordinari interpreti e traduttori del Risorgimento italiano per i ragazzi.
La mia gioia risorgimentale è stata poi alimentata dalla scoperta di un romanzo di Luigi Capuana che non conoscevo.

Apparso nel 1903, Gambalesta è uno fra i romanzi per ragazzi meno noti, e più trascurati dai critici, del Capuana. Realistico nell’ambientazione, che comprende la consueta cittadina di Ràbbato, si differenzia per lo sfondo storico su cui si snoda la vicenda del piccolo protagonista Cuddu, detto Gambalesta: egli si trova infatti a partecipare all’impresa garibaldina dei Mille, viene ferito e decorato a Milazzo e incontra lo stesso generale Garibaldi.
Grazia Gotti