The velveteen rabbit: giocattoli e illustrazione

Termina il modulo sul giocattolo all’Accademia Drosselmeier, lasciandoci innumerevoli spunti di riflessione.  Per prima cosa dobbiamo domandarci se il nostro sia un tempo che permette ai bambini di affezionarsi ad un pupazzo, o ad un oggetto. Le esigenze legate alle fasi della crescita rimangono sempre le stesse, ma ci rendiamo conto facilmente che oggi non collimano con le esigenze di mercato: gli spazi sono sempre più piccoli, i tempi si accorciano, il gioco è forte strumento di propaganda culturale e sociale, animato sempre più da stereotipi uniformanti. Se però proviamo ad indagare la letteratura troviamo una fiaba, scritta da Margery Williamson Bianco e pubblicata per la prima volta nel 1922, che ancora oggi viene letta in tutto il mondo: The velveteen rabbit (trad. italiana Il coniglietto di velluto, Macro Edizioni, 2007). Protagonista un coniglietto di velluto, che si domanda cosa significhi essere reali. L’amico cavallino prova a spiegarglielo, ed infatti il coniglietto scoprirà l’amore vero, l’amore che solo il bambino che lo ha scelto potrà provare per lui, e che lo renderà reale. In questa fiaba si parla di qualcosa che tutti riconosciamo, adulti e bambini, perché non si può dimenticare ciò che abbiamo provato per il nostro giocattolo preferito, un affetto che abbiamo sentito ricambiato ampiamente dall’oggetto stesso. Questo avviene perché l’attaccamento ad un giocattolo è il primo esercizio di trasferimento dell’affettività su qualcosa al di fuori si sé, un esercizio che insegna ad accudire mentre allo stesso tempo soddisfa un bisogno di protezione.
 Non a caso, la fiaba ci mostra infine che quando si è pronti ci si separa senza traumi dall’oggetto del proprio affetto. I bambini devono poter  vivere pienamente tutte le fasi della loro crescita, e ritornando alla fiaba ci accorgiamo che, nonostante sia stata illustrata da autori differenti (da Maurice Sendak a Komako Sakai), troviamo raffigurati sempre gli stessi giocattoli, tutti importanti in momenti diversi nella vita di un bambino. Ecco quindi la palla, la trottola, i cubi e le costruzioni, il carretto. Può darsi che gli illustratori si siano allineati finora alle prime tavole di William Nicholson, e sarebbe interessante proporre nuove belle edizioni, far interpretare questa storia ai nostri illustratori italiani e scoprire le loro rappresentazioni del giocattolo. 

Stefania Zaghi, Master Accademia Drosselmeier