Tedesco per forza

Nella Polonia invasa dai tedeschi, in un clima di caccia spietata all’ebreo, vive Peter.
Ha perso i genitori, è ospite di un orfanotrofio in cui i ragazzi sono trattati malissimo, veste abiti sudici e i pidocchi abitano la sua chioma. Ma è biondo, biondissimo, con grandi occhi azzurri, e le sue qualità fisiche “ariane” gli permetteranno di evitare di finire su un camion con destinazione ignota. Di lui si occuperanno infermieri e medici, impegnati a redarre l’elenco delle caratteristiche proprie della razza pura. Adottato da un professore tedesco, inizia la sua nuova vita scandita dai tempi imposti alla gioventù hitleriana: parate, attività fisica, condivisione del pensiero del fuher. Ma l’immagine di Peter come esempio ideale di una società tedesca, impegnata a conquistare il mondo non corrisponde a ciò che il ragazzo sente.
Peter si sente straniero, un auslander sempre. Straniero, volksdeutscher, prima, il Polonia, perché figlio di tedeschi, straniero, in Germania, perché non può considerare patria un paese che esalta l’odio. Il dubbio accompagna le sue giornate, l’assenza di compassione nei suoi giovani compagni lo turba e fatale sarà l’incontro con Anna. Cambia la sua vita anche se, apparentemente, tutto rimane immutato. Ora è consapevole, pronto a condividere, anche se la paura non lo abbandona: “Nella sua vita, almeno per quel che ricordava, Peter era sempre stato perseguitato da qualche timore strisciante. Qualcosa di oscuro e nebuloso… Ma adesso non c’erano più nubi scure all’orizzonte. Non ce n’era neanche una. Provò una sensazione che non avvertiva da tempo. Si sentì libero.”
Peter Dowswell ha scritto più di sessanta libri, ha lavorato per la casa editrice Usborne, per Time Life, per il Science Museum e il National Sound Archive.
Suona la chitarra e, con diverse band, si sposta nei pub del West Midlands.
Auslander editato in Gran Bretagna presso l’editore Bloomsbury, è ora in Italia nel catalogo Feltrinelli Kids.
Silvana Sola