Ted Hughes e Jim Downer

Due amici a Bloomsbury nei primi anni Cinquanta. Hughes studia a Cambridge e trascorre i fine settimana a Londra, dividendo la casa con un amico. Forse è Jim, giovane diplomato all’Istituto d’arte di Leeds. La casa è frequentata da Albert Finney, Peter O’Toole e da altri ragazzi e ragazze.
La Plath arriverà dagli States con una Fullbright. Jim Downer disegna e passa a Ted i suoi lavori perché ne faccia qualcosa. Una storia in rima?
Così fu. I materiali ritrovati sono pubblicati da Thames & Hudson l’anno scorso e ora anche in Germania, da Gerstenberg.
Sfoglio l’edizione tedesca e mi prende una gran nostalgia per i libri vintage, artigianali, prima dell’era del computer. Sento la mano che disegna e i versi battuti a macchina (meccanica). Sembrano più umani.
C’è una bellissima poesia di Mitton nella raccolta einaudiana Prugna, tradotta nella bella lingua di Alessandra Valtieri, un’ode ad una macchina Olivetti.
Quel cling! a fine riga non risuonerà più…
Grazia Gotti