Storia d’amore e perdizione

Non avevo letto Junk di Melvin Burgess quando era uscito nella collana Supertrend di Mondadori, così come non ho mai letto Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F.
Di storie di amore e perdizione, in cui protagonista principale diviene l’eroina, ne conoscevo tante.
Di ragazze e ragazzi della mia età, morti per un buco, ne avevo visti.
Leggerne le storie di altri non mi andava.
Se quella della droga è un’esperienza che io, come molti miei coetanei, non abbiamo fatto è stato perché qualcuno in quegli anni ci raccontava tutto mostrandoci le ferite che la dipendenza lasciava.
Da adolescente frequentavo un centro giovanile dove ci parlavano chiaramente degli effetti devastanti delle dipendenze. Un’estate venne organizzato un campo di lavoro in una comunità di recupero nel foggiano, si raccoglievano pomodori accanto a chi cercava di tirarsi fuori con la fatica dall’eroina.
Ragazzi come noi, ma con storie scioccanti che ci raccontavano forse per liberarsene.
Noi in silenzio ascoltavamo. Avevano tutto lo squallore del mondo negli occhi e bocche con sorrisi da vecchi a vent’anni.
I più fortunati e determinati riuscivano a ricominciare con nuovi sogni; altri, molti, sono morti in una guerra non dichiarata, quella dell’eroina che si accompagnava sovente all’aids.
Junk è stato ripubblicato da Salani con un nuovo titolo, più dolce, meno diretto: Storia d’amore e perdizione.
Ho deciso di leggerlo perché la scorsa settimana mi è capitato di rivedere in stazione una scena che non vedevo da tempo: due giovanissimi, insieme forse non avevano nemmeno 40 anni, con un neonato in un passeggino: non si reggevano in piedi, erano strafatti.
Se c’è un modo per riuscire senza armi a combatterla questa guerra è quello dell’informazione, del raccontare storie come quella di Gemma, Tar e degli altri giovani protagonisti raccontati da Burgess che con questo libro vinse il Carnegie Medal e il Guardian Award, e magari chissà aiutò e può aiutare tanti ragazzi a non cadere in trappola.

Agata Diakoviez