Simona Mulazzani e Robert Louis Stevenson


Dopo il bellissimo lavoro di Pia Valentinis e Mauro Evangelista per il grande album Raccontare gli alberi di Rizzoli, sono alle prese con gli originali di Simona Mulazzani per il grande albo, sempre di Rizzoli, Nella terra dei sogni, un libro bellissimo che accoglie dodici poesie scelte da A Child’s Garden of Verses. Con le poesie di Stevenson ho un rapporto di lunga durata, una frequentazione molto stretta, che risale al tempo delle scuole medie, davvero un tempo molto lontano. Ma è proprio dal quel tempo lontano che conservo intatto e fresco il sentimento di amore verso una delle figure più affascinanti della storia della letteratura mondiale. Robert Louis Stevenson (1850-1894) è un mio amico invisibile, con lui penso e ragiono, a lui ritorno e trovo sempre conforto. Ho riletto Il Principe Otto l’estate scorsa, come ogni tanto mi riaccosto al tema del doppio; rileggo L’isola del romanzo, che Guido Almansi curò per Sellerio, con traduzione di Daniela Fink, la immagino parente del grande Guido Fink, che abbiamo avuto l’onore di avere all’Università di Bologna, prima della decadenza. Ma è dal 1998, anno di fondazione di Hoffmann, il progetto che guarda ai giochi e ai giocattoli, che le rime di Stevenson sono diventate indispensabili. Sono infatti testo obbligato per il modulo del master dell’Accademia Drosselmeier, condotto da Alessandra Valtieri. L’edizione feltrinelliana con testo a fronte, Il mio letto è una nave, è il punto di partenza del percorso che indaga il mondo del gioco e del giocattolo. Ora, questo grande albo curato da Paola Parazzoli che firma anche la traduzione, è un regalo, una ricompensa. Nel regno dell’Immagine queste poesie hanno avuto abili mani che hanno saputo mantenerle in vita ed è con sommo piacere che mi ritrovo, stamattina, impegnata ad incorniciare le figure di Simona per una mostra che inaugurerà giovedì prossimo al Cafè letterario di Palazzo Fava a Bologna.
Grazia Gotti