Silent Auction

Super affollata l’asta di illustrazione che si è tenuta il 26 maggio al pomeriggio sulla 42esima, a fianco della Central Grand Station. Tanta editoria  americana per bambini, autori, illustratori, librai, ha preso parte, con un ingresso a 105 dollari, ad un evento che va consolidandosi di anno in anno. To Benefit Free Speech in Children’s Book.  120 illustrazioni battute in silenzio per promuovere la settimana contro la censura nei libri per ragazzi, azione promossa con grande energia e sostenuta da tanti. Contro i tabù ha scritto sin dagli anni Settanta Judy Blume, autrice a cui è stato dedicato l’evento. Il gruppo di librai che lavora su questi temi si raccoglie sotto la sigla ABFE che sta per American Bookseller for Free Expression ed è interno ad ABA, la potente associazione dei librai americani. Tante le persone che hanno provato ad aggiudicarsi le opere. 
Base d’asta 100$ e rilancio di 25. Io mi sono spinta fino a 250 per portare a casa una tavola di Nikki Mc Clure ma non sono riuscita ad aggiudicarmela. La più alta delle quotazioni è stata di 450$. Ho salutato tanti amici illustratori, da Sergio Ruzzier a Jon Klassen. Ho conosciuto Brian Floca e ammirandolo molto gli ho fatto tanti complimenti. Sergio Ruzzier ci ha dato notizia dei suoi libri in uscita per Topittori, già da settembre. Era ora che le opere di questo autore italiano venissero conosciute anche da noi! Elena Pasoli, Project Manager della Bologna Children’s Fair, ha partecipato all’evento suscitando un grande interesse. C’era da immaginarselo che gli Americani tenessero il gran conto la fiera più importante del settore.
Utili queste serate: utili per incontrarsi, conoscersi, progettare, promuovere interesse intorno ai libri per ragazzi. Potrebbero essere ancor più ricche queste aste? Certamente sì. In Germania, ad esempio, per sostenere il museo dell’Illustrazione ho visto battere aste fino a 5.000$ per un originale di illustratori tedeschi. Quella di Francoforte era libera, senza biglietto di ingresso.
Nel nostro piccolo abbiamo promosso anche noi questa modalità, al fine di sostenere IBBY.
Con grande fatica,  data la scarsa propensione alla Charity dell’industria editoriale italiana, e al sostanziale disinteresse per le azioni che antepongano il bene comune a quello personale.
Possiamo  provare a migliorare?

Grazia Gotti