Se la memoria non è un esercizio retorico

Il 27 gennaio, giorno della memoria, giorno dedicato all’orrore dell’Olocausto, è passato, ma l’esercizio del ricordo non si esaurisce nelle ventiquattro ore appena trascorse. Per me è prepotentemente vivo il ricordo della presentazione del libro Aurelio, mio nonno, scritto da Francesca Zoppei e illustrato da Marco Paci. Un incontro fuori dalla retorica, che ha visto la pedagogia incontrarsi con la storia, la parola confrontarsi con le figure.
Dentro alla storia per una forma di conoscenza che non passa attraverso il tempo cronologico, ma quello degli affetti. Marco e Francesca hanno dedicato alla memoria dei loro nonni il libro, Francesca nella parole di una poesia in dialetto che colpisce il cuore e commuove, Marco con le illustrazioni che raccontano, con straordinaria leggerezza e con profonda intensità i volti, i luoghi, di quel milione di soldati italiani internati nei campi, perché fedeli ad un’idea di patria, perché stanchi di una guerra ingiusta, combattuta dalla parte sbagliata della barricata.
L’esercizio del ricordo passa attraverso i libri per ragazzi, non come forma di obbligo,

ma come possibilità di conoscenza, come occasione di dolorosa scoperta. Perché il ricordo è dolore, ci ha suggerito il direttore del Museo Storico Parri di Bologna, è una pratica che obbliga a scavare, a creare dei solchi in corpi, menti, anime, che devasta e svuota. E’ da quei solchi che nasce il libro appena uscito per le edizioni Paoline, Ragazzi della Shoah, scritto da Luciana Tedesco.

Giornalista, ebrea, rimette in moto i suoi dolorosi ricordi il giorno in cui apprende, dal telegiornale, che un criminale nazista non sarà processato per scadenza dei termini. Decide di parlare, di fare della sua memoria un atto collettivo, lei che aveva sempre taciuto, che aveva fatto su sé stessa un’operazione di profonda censura. E nella parola scritta prendono corpo stelle gialle, nere, rosa, viola, marroni, una diversa per ogni categoria di quelli considerati dal regime nazista “relitti umani”, accanto ai ricordi di Roma occupata, delle beffarde scritte di benvenuto che troneggiavano nei campi di Auschwitz e di Dachau, delle strategie messe in campo per sopravvivere. In copertina una piccola Cappuccetto che non trova la strada per andare dalla nonna, né per tornare a casa. Titolo del disegno a olio di Anna Dalla Mura, Quasi a destinazione, libera citazione di Schindler’s List.
Alla libreria per ragazzi Giannino Stoppani, fino al 27 febbraio, sono esposte le tavole di Marco Paci.
Silvana Sola