A scuola di volo

Pagine volanti, un vento complice, gazze ladre, il mito di Icaro, mongolfiere… questi gli ingredienti del nuovo albo, Il libro che vola (Kite edizioni), di Rébecca Dautremer, una delle illustratrici francesi più amate degli ultimi anni.
Dopo l’enorme successo di Principesse della Fabbri, dopo Cyrano, Babayaga e Nasredin di Donzelli, dopo Sentimento, sempre della casa editrice padovana la stessa che ha pubblicato il libro che oggi presentiamo, tutti riconosciamo i suoi colori caldi, le sue linee morbide, i suoi dolcissimi personaggi, i suoi punti di vista e le sue inquadrature ardite e inusuali. E anche ne Il libro che vola, scritto da Pierre Laury, possiamo riapprezzarne le caratteristiche.
Piove. Marion sotto il suo enorme ombrello rosso si reca a scuola. Un libro cade dalla sua cartella. Una gazza se ne impossessa e lo porta ai suoi piccoli che capiscono subito che non bisogna mangiarlo ma che si gusta meglio leggendolo. La storia raccontata, di un giovanotto che sfida il cielo con ali di cera, dà già i suoi frutti. Icaro è già d’esempio per i piccoli uccellini che prendono il volo seguendo il libro. L’incontro con una mongolfiera e il suo vecchio proprietario porrà fine alla storia, facendo ritornare il libricino rosso nelle mani della sua piccola proprietaria, intenta a giocare con i compagni durante la ricreazione.

Non sono solo il libro e le gazze a volare in questo bel albo, prodotto solamente l’anno scorso dalle edizioni Bilboquet. Fin dall’inizio, incise nella copertina, e per tutto il racconto, anche mille lettere, mille parole volano, scivolano dalle pagine del L’histoire d’Icare, disperdendosi nell’acqua delle pozzanghere, volteggiando nel cielo tornato azzurro, adagiandosi sui tetti delle case, “diffondendo” così il loro racconto, i loro insegnamenti.
David Tolin