Ci dispiace che impegni ci abbiano impedito di essere a Roma ad incontrare Stian Hole, in occasione della manifestazione “La tribù dei lettori”. Apprezziamo il suo lavoro e lo abbiamo dichiarato in più occasioni.
Di lui abbiamo raccontato il felice incontro con il libro Garmann’s summer presente al Bologna Ragazzi Award 2007, vincitore per la sezione Fiction. Di lui abbiamo scritto in La bussola segna il Nord, il percorso tra parole e figure dalla penisola scandinava, realizzato per salutare il centenario della nascita della grande Astrid Lindgren.
Oggi ci occupiamo di lui, perché è sugli scaffali il secondo libro tradotto in italiano, l’albo illustrato Il segreto di Garmann, in catalogo per merito dell’editore Donzelli.
Un libro che sa parlare di infanzia, che regala le emozioni del primo amore, che costruisce meravigliosi giardini segreti nei quali immaginare una vita senza adulti o intrusi curiosi.
E’ una storia di scoperta che Stian Hole esalta attraverso un visivo che  fissa sulla pagina un realismo nato per essere superato dalla descrizione di speciali luoghi dell’immaginario.
Due gemelle, un rottame che ricorda una capsula spaziale, un bosco di betulle, uno stagno pieno di ninfee, la scuola e la difficoltà di integrazione, le prevaricazioni, l’invisibilità e la dolcezza.
L’autore norvegese ci svela segreti, ci accompagna nei silenzi, ci comunica l’energia degli affetti. Lo fa con uno stile personale, miscelando illustrazioni su carta, scansioni, appunti, schizzi, con tecniche digitali.
“Alla Scuola d’Arte ho scritto la mia tesi finale sui montaggi politici di John Heartfield durante il periodo tra le due guerre. L’occasione di preparare questo lavoro di ricerca mi ha dato la possibilità di approfondire lo studio e la conoscenza del movimento surrealista e dadaista, e ricordo che fin dal principio fui del tutto affascinato dall’uso della prima tecnica di foto-collage. Cresciuto nel mezzo di una rivoluzione digitale, poi, sapevo di avere a disposizione nuovi strumenti per lavorare con i montaggi e ho iniziato a fare a mia volta le prime sperimentazioni con il collage digitale. Più tardi, ho trovato anche altre fonti di ispirazione e mescolato e giocato con riferimenti presi da artisti ed epoche diverse della storia dell’arte, per fare solo un esempio, dai film italiani e da pittori come Edward Hopper, ma anche dalla musica devo ammettere che ho preso molto.” dal blog “Gavroche” di Elisabetta Cremaschi, 11 settembre 2011
Le sue immagini sono frutto di un lavoro lungo ed elaborato, un processo creativo attento alle complesse alchimie dell’albo illustrato, quello di sendakiana memoria.
Silvana Sola