Mentre volti nuovi di giovani donne affollano i media, i talk show, le pagine dei quotidiani, a seguito del vento renziano che le ha sospinte alla testa delle liste elettorali, leggo Annarosa Buttarelli, filosofa e femminista, ponendole accanto il volume Grandi Regine, pubblicato da Mondadori, in occasione del recupero operato da più editori del lavoro dell’illustratore Ugo Fontana. Mentre il volume mondadoriano ripercorre le gesta di teste coronate dentro uno schema neutro, quello della storia come l’abbiamo sempre conosciuta, e non aiuta quindi le giovani lettrici a confrontarsi con il tema dell’autorità, del governo, del potere, della scelta, del cambiamento, i ragionamenti che riempiono le pagine di Sovrane sollevano domande e aprono nuovi orizzonti.

Aggiungo che Grandi Regine è faticoso da leggere, come sono faticosi i libri scolastici, quelli costruiti senza l’anima dell’autore, anche se in questo caso si tratta di Roberto Piumini.
Per coincidenza ho iniziato a leggere una grande scrittrice che si è cimentata con una testa coronata nel 1956, l’americana Pearl Buck, Nobel della Letteratura nel 1938.
Tzu Hsi, l’ultima imperatrice che governò la Cina, fu una donna dalle qualità multiformi, dal comportamento così folto di contraddizioni, dalla personalità così ricca di molteplici aspetti, che è difficile comprendere il vero animo e farlo comprendere…” Così inizia Donna Imperiale, un lavoro di grande spessore che mette la lettrice di fronte al teatro della storia attraverso la storia personale di una diciassettenne concubina. “Tzu Hsi fu conservatrice e indipendente. Fu anche spietata quando la necessità glielo impose. Coloro che le si opponevano, la temevano e la odiavano, e furono più loquaci di coloro che l’amavano. Gli scrittori occidentali, tranne poche eccezioni, la descrivono in modo tutt’altro che lusinghiero, e addirittura con spirito di vendetta“.
Quando lavoravo per la collana “Sirene“, mi sono imbattuta in parecchi ritratti assai poco lusinghieri di Cristina Belgioioso, alcuni veramente volgari, che infastidirono anche Angela Nanetti che poi ci regalò un ritratto della principessa italiana che per lavoro di scavo e qualità letteraria pongo accanto al lavoro di Pearl Buck.

Grazia Gotti