Quint Buchholz

Non è un illustratore dell’ultima onda, uno di quelli di cui fatichi a ricordare il nome e le opere. Buchholz, classe 1957, lascia memoria indelebile nella storia dell’illustrazione, ed oggi, forse più di quando il suo lavoro apparve, i suoi quadri si inscrivono con forza nella nostra percezione e ci rapiscono totalmente, facendoci soggiornare in un mondo sospeso, silenzioso, che lascia spazio al pensiero, alla meditazione, al mistero. Mi ha fatto immensamente piacere sfogliare alla recente fiera di Francoforte la riedizione tedesca del racconto di Roberto Piumini, Mattia e il nonno, in un volume di grande formato fra le cui pagine il lavoro di Buchholz ha il risalto che merita. Quel nonno che cammina per i campi con una spiga fra le labbra e un cappello floscio sul capo resta una luminosissima icona della vecchiaia.

L’editore Hanser ha giustamente rieditato un classico della letteratura contemporanea e ne ha esaltato l’importanza con una degnissima edizione. Il recupero dei buoni libri è oramai la cifra che segna il nostro tempo e, da librai, ne siamo davvero felici. Anche da noi è in atto il “recupero” Buchholz; fresco di stampa, edito da Beisler, è arrivato Dormi bene, orsacchiotto mio, una storia notturna che incanterà i piccoli lettori, lasciandoli stupefatti di fronte alla maestria con la quale l’autore sa ritrarre il reale e la sua trasfigurazione. Altri libri aspettano di essere conosciuti, come ad esempio Sams Val, molto amato in Germania ed oggi alla sua venticinquesima edizione.
Grazia Gotti