Quell’estate del 1991…

Sono passati vent’anni dall’estate del 1991. Oggi ho trent’anni compiuti, allora dieci e in questi stessi primi giorni del mese di giugno finivo la quinta elementare. Quell’anno affrontai l’esame per la licenza elementare, che adesso non esiste più. Ma, nella bambina che ero come nei bambini oggi, so che c’è la stessa identica aspettativa per le vacanze al termine della quinta: la prima estate senza compiti!
A dieci anni ero una lettrice vorace ed ebbi la fortuna di avere due genitori che assecondarono enormemente la mia passione; in mancanza di biblioteche specializzate vicino a casa, quell’estate mi portarono periodicamente nella prima libreria esclusivamente per ragazzi di Bologna (per inciso, la libreria era la Giannino Stoppani a Palazzo Re Enzo e questo ricordo è dedicato alle libraie di ieri e di oggi e soprattutto a Marina e Lamberto, i genitori di cui sopra).
L’inizio degli anni Novanta fu un momento d’oro per diventare lettori appassionati! Tutte le maggiori case editrici si stavano lanciando nell’editoria per ragazzi e le collane più interessanti, che avrebbero profondamente segnato la produzione editoriale degli anni a venire, si consolidavano (Gl’Istrici Salani erano nati nel 1987, le collane Junior della Mondadori nel 1988).
Questo significò per me e quelli della mia età un’enorme quantità di autori e libri straordinari per la prima volta tradotti in italiano, o ripubblicati nel formato tascabile che ci rendeva piccoli lettori indipendenti.

Non ho dimenticato i giorni passati con Clorofilla e Petra, il GGG e Matilde, Philippe Pearce, Christine Nostlinger, Robert Westall, tutti i primi “Istrici”, e i “Gaia Junior” e “Gialli Junior” di cui mi nutrii in quantità, tanto che alla fine delle vacanze collezionai più di trenta romanzi letti. Avrei potuto fare di meglio, perché la media, che fossi a casa o in spiaggia, era di uno al giorno, ma forse qualche pomeriggio lo passai a giocare o in gita: non so, sono quelli di cui non mi ricordo.
Alla fine delle vacanze, il primo giorno di prima media enumerai orgogliosa le mie letture alla nuova professoressa, pensando di meritare un plauso: beh, non mi credette. Ma era solo il 1991: molti adulti non si erano ancora accorti dell’esistenza delle letteratura per ragazzi.
Ma il fatto più straordinario, a vent’anni di distanza, è andare in libreria e ritrovare sugli scaffali gli stessi titoli di allora: La stanza 13 di Swindells e le raccolte di Agatha Christie, che furono Junior, oggi sono Oscar Mondadori freschi di stampa; Dahl, Pitzorno e Lindgren, che resistono a tutte le mode; Il rubino di fumo, che quando s’intitolava ancora Un rubino nel fumo fu il primo Pullman ad essere tradotto in italiano, molto prima del successo di La Bussola d’oro; La figlia della luna di Margaret Mahy, che attraversa i decenni una veste grafica dopo l’altra; i capolavori di Westall ristampati da Salani e Piemme. Forse è il segno della crisi economica, che negli ultimi anni ha spinto le case editrici a rieditare piuttosto che investire sul nuovo, ma mi piace di più pensare che sia proprio in quegli anni editoriali, che per me sono popolati di letture meravigliose, che affondino le radici dei classici di domani.
Virginia Stefanini