Quell’asino di Giotto

Piccolo resoconto del laboratorio di domenica 21 settembre, alla libreria per ragazzi Giannino Stoppani, realizzato in occasione di Artelibro.
Partendo dall’esperienza di Pinin Carpi che, nella collana “L’arte per bambini” (edizioni Vallardi, ora riedita da Piemme), usava i quadri di alcuni artisti per raccontare storie, abbiamo provato a creare anche noi un percorso immaginario all’interno della storia dell’arte, con un piccolo stratagemma.
L’asino di Giotto, da secoli imprigionato in un affresco della Basilica di Assisi, ha deciso di sgranchirsi un po’ le zampe, stanco della solita routine. Per aiutare la fuga sono servite: forbici, colla e un tavolo su cui erano disposte riproduzioni di opere d’arte di diversi formati.
Ai bambini è stato chiesto di scegliere tre immagini, metterle in sequenza e raccontare cosa sarebbe successo se l’asino giottesco fosse davvero riuscito ad evadere dall’affresco per ritrovarsi catapultato – grazie alla tecnica del collage – dentro altri capolavori dell’arte diventati, per l’occasione, scenografia della storia di questo viaggio.
Un esercizio di lettura delle immagini, un allenamento per il pensiero: costruire storie osservando gli elementi contenuti nelle opere.
Il laboratorio si è concluso con una piccola mostra dei collage realizzati dai bambini, che hanno spiegato, agli altri partecipanti, la storia inventata.

Ecco, allora, l’asino di Andrea che parte per un viaggio nel tempo e incontra gli uomini primitivi di Emil Nolde, impara a fabbricare armi fatte di ossa, è vittima di un naufragio e si salva imparando a nuotare in una piscina dipinta da Hockney.
L’asino di Matteo, invece, va a scuola in un’illustrazione di Sempè, naturalmente con scarsi risultati, ma impara a guidare la bicicletta di Duchamp; quello di Simone scappa nel paesaggio innevato di Bruegel, ma arrivato al villaggio, viene catturato e riportato nel suo affresco iniziale.

Qualcuno fa anche cadere l’asino nel manifesto di Barilla: “zoppogalletto, si trova davanti a cinque uova e se le mangia tutte”.
E tutti a ridere.

Giulia Guerra e Giulia Sambugaro