Principerse e ritrovate

Durante l’apprendistato per diventare vere libraie leggevamo, oltre i libri, la stampa quotidiana e periodica con assiduità, sempre attente a voci che si levassero a favore della lettura e dei libri per ragazzi. Ci dicevamo di sinistra come gran parte delle persone che incontravamo sul nostro cammino, ma una gran dama della sinistra sembrava negare l’importanza della letteratura per l’Infanzia e la Gioventù (il termine può suonare obsoleto ma si pensi a Gioventù senza Dio di Ödön von Horváth per sentirlo ancora fresco), affermando che si dovrebbe subito leggere Madame Bovary. Non capivo perché una signora che aveva gran credito nell’opinione pubblica (di sinistra) non considerasse i libri per i fanciulli (altro termine forse irrimediabilmente obsoleto) molto importanti per la crescita intellettuale. Mi sono venuti in aiuto due libri: L’sola del romanzo nel quale R.S. Stevenson a proposito di pirati replica a Henry James con la famosa battuta, e il libro della gran dama, successone editoriale finalista al premio Strega nel 2005, edito dallo Struzzo.
Henry James non capiva i pirati perché non era mai stato un bambino, Rossana Rossanda non ha mai capito le principesse perché non è mai stata bambina. Ed è questo davvero l’unico elemento comune fra i due.

Con buona pace dei grandi, pirati e principesse vivono un periodo di straordinario fulgore in libreria, proliferano collane e nuove serie. Silvia Roncaglia ha dedicato e dedica molta attenzione alle principesse, sin dai suoi esordi. Le principerse ci fecero scoprire il suo humor, la sua felicità nella rima, la sua incontenibile ricchezza di motivi. Dal 2007 delizia le bambine lettrici con la serie “Principesse favolose”, una serie ricca di dieci titoli e di ristampe, per la Emme Edizioni. I volumetti sono graziosi, impreziositi dalle illustrazioni di Elena Temporin e Sara Not e tutti insieme danno conto di come sia possibile muoversi nel genere, nella serialità, con mestiere e divertimento. Le prime lettrici, quelle bambine a cui è dato di conoscere i libri scritti per loro, aiutate da un bel corpo largo e assaporando l’ironia, la lingua giocosa e la trama ben tenuta da Silvia, si fanno così il fiato necessario per arrivare poi, più grandi, a Madame Bovary, gran lettrice, senza immedesimarsi troppo, perché l’ironia di Silvia le avrà rese lettrici sveglie, acute, profonde e allo stesso tempo ricche di grazia e leggerezza.
Grazia Gotti