Polvere di Libano

Le elezioni parlamentari in Libano si sono concluse da pochi giorni: gli elettori hanno premiato la coalizione filo-occidentale “14 Marzo” guidata da Saad Hariri, il leader sunnita, che, a urne chiuse, ha affermato che “in queste elezioni non ci sono né vincitori, né vinti. Ha vinto il Libano”.
Vince il Libano, con la sua storia fatta di luci e ombre, o meglio, vincono i libanesi con il loro carico di vita, con il desiderio di normalità, di continuità e non di frammenti, nel libro La bambina di polvere, uscito per i tipi di Mondadori. Si chiama Ruba la protagonista e sta varcando una sottile linea d’ombra che la porta dall’infanzia verso l’età adulta. Vive in un villaggio cristiano alla periferia di Beirut, si tappa le orecchie per attutire il rumore delle granate, prende l’autobus, va a scuola quando la guerra civile glielo consente, trema per le sorti del fratello, guarda sconsolata il padre seduto sulla poltrona in ombra.
E poi fa domande, è curiosa, vuole capire cosa sta succedendo, vuole sapere perché suo padre è come un “cactus immobile in un vaso pieno di terra arida e spaccata”.
Basterà l’acqua di più caraffe, assieme alla presenza viva di una famiglia che non si arrende, a rimettere in moto un uomo che esce da un deserto dell’anima?
Ruba pensa di sì.
Primo romanzo di Nathalie Abi-Ezzi, libanese che vive nel Kent, pubblicato in lingua inglese nel 2008, è stato già tradotto in tedesco, in olandese, in lituano e in spagnolo.
Silvana Sola