Perdersi nel labirinto tra bambù e letture

Franco Maria Ricci ha dedicato molto del suo tempo, delle sue energie, del suo denaro, per permettere ad un progetto, a lui particolarmente caro, di vedere la luce. Il progetto, ora realtà, è la realizzazione di un labirinto, il più grande al mondo. Composto da oltre 200.000 piante di bambù di specie diverse, il labirinto si estende per sette ettari.
E’ un labirinto vero, un dedalo di strade che si intersecano, si fermano davanti ad un cancello chiuso, o ad una zona di bambù più fitta delle altre. E’ un labirinto in cui ci si può perdere (se succede esiste un numero di telefono provvidenziale al quale indicare la posizione e qualcuno viene a riprendere chi è in difficoltà), è un labirinto in cui si può decidere di perdersi per allungare i tempi della visita e trovare, tra il verde, l’occasione per pensare, per guardare, per chiudere gli occhi, per leggere un libro.

Anch’io mi sono presa un altro tempo: in borsa da rileggere Il bambino delle ombre, firmato da Giorgio di Vita, in catalogo per Giunti. Libro che racconta l’infanzia di Rembrandt, i silenzi, le attese, i colori della terra olandese. Un romanzo che parla, con la giusta lingua, di vita quotidiana e di inclinazione artistica, di passione e di cambiamento.
Un libro austero (bellissimo aggettivo che descrive sobrietà) sulla bellezza necessaria da ritrovare nelle vite dei grandi della storia dell’arte. Un libro per adolescenti al quale fu assegnato, tra gli altri, il premio Laura Orvieto, nel 2011.
La mia lettura si ferma, bloccata dalla voce troppo alta di una signorina con cellulare in mano, bussola virtuale, mappa di Google che affronta il percorso munita della tecnologia per arrivare, in fretta, al traguardo.

Riprendo la lettura in una grande corte posta alla base di una piramide, fuori dal labirinto, seduta su una poltrona di bambù verde, sotto un portico che invita alla sosta.
Ricominciare dalla bellezza, dai silenzi, dallo sguardo che si muove tra natura e arte, dalle parole lette…

Silvana Sola