Parigi secondo Kolodny/Bazzurro! ma anche Hugo, Baudelaire…

Sono da poco tornato da un brevissimo fine settimana, a metà tra lavoro e piacere, nella capitale d’oltralpe. Una parte della “quota ore” di svago sono state utilizzate per visitare il maestoso Museo Quai Branly, che casualmente festeggiava in quei giorni i 4 anni d’apertura.

Si tratta di un’enorme struttura ai piedi della torre Eiffel che ospita maschere, tappeti, costumi, gioielli, utensili e altro ancora. Un’intera collezione che racconta le più diverse culture provenienti dall’Africa, dall’Oceania, dall’Asia e dalle Americhe.
Rientrato in Italia mi è ricapitato tra le mani l’albo illustrato Paris della collana “De ville en ville” de La joie de lire.
Benche il museo d’arte primitiva non sia sfortunatamente stato citato nella piccola guida, l’albo ginevrino rimane comunque un gioiello de vedere per preparare una visita alla ville lumière.
Primi tre titoli della collana furono quelli di Tel Aviv e Berlin, che nel 2007 ottennero subito la menzione per la categoria Non Fiction del Bologna Ragazzi Award, e quello dedicato alla città d’origine della stessa casa editrice.

“De ville en ville” è stata curata da Orith Kolodny, una strepitosa grafica israeliana istallatasi in Italia da più di vent’anni, che ha scritto anche i testi, e dall’illustratrice genovese Francesca Bazzurro.
Le due artiste collaborano in maniera determinata nella costruzione delle pagine, nell’accostamento di colori, nella transizione tra segno e inserti in digitale.
Il percorso parigino delle due artiste si intreccia a volte con le mete più battute dai turisti… Notre Dame e le sue spaventose chimere e gargouilles, le fontane del Luxembourg su cui fluttuano i battelli in miniatura dei bambini, la coloratissima e ingarbugliata struttura del Beaubourg…

a volte se ne allontana facendo scoprire angoli più inusuali… i misteriosi oblò-obiettivi dell’Institut du Monde Arabe o le diverse presenze vegetali nel parco delle Buttes Chaumont!
Nei primi tre titoli per conoscere e scoprire luoghi, architetture e atmosfere della città, vi è un bambino che fa da guida al lettore. In quest’ultimo titolo invece si è voluto cedere la parola a de Maupassant, Flaubert, Braque e altri grandi che hanno vissuto e amato Parigi.
Lascio quindi la parola a Proust e a chi volesse seguire sui tetti di Place des Vosges l’ombra del suo gatto:

Moi j’ai quatre pieds! Quell’ombre je peux faire?
Mais je préfère m’échapper sur le toit, où il y a plus de soleil.

David Tolin