Paolo Nori

Non avevo mai letto niente di Nori. Queste favole mi sorprendono, mi prendono e penso che se le avessi avute con me, nella mia borsa, al tempo in cui ogni giorno incontravo i bambini a scuola, ci avrei lavorato su, ci avremmo lavorato su, insieme, io bambina dai capelli bianchi, insieme a loro, i bambini, per riprendere un pensiero di Nori espresso in una favola, ma non mi ricordo piú quale perché non ho preso appunti. Da emiliana sento l’eco delle voci : Zavattini, Celati, Cavazzoni, Guareschi.
Ho sentito anche la voce di Mosca, di Ricordi di scuola, che sto proprio rileggendo.
Non conosco bene i russi, ma mi pare di poter dire che la surrealtà, se cosí si puó dire, possa venire anche di lí. In una favola si cita Gogol, lo si invita a leggerlo, in un’altra si cita Gianni Rodari. Credo di aver finito con le citazioni, se ho dimenticato qualcuno, pazienza…
Poi  ci sarebbe la questione della lingua: vi consiglio di cercare in rete un discorso di Nori sulla lingua italiana, pronunciato a Ca’ Foscari. Io ne ho ascoltato un pezzo, poi ho dovuto spegnere il computer per andare a lavorare, ma stasera lo ascolto fino alla fine, poi, di sicuro, lo riascolteró.
Mi é venuto in mente che da tanto tempo volevo leggere L’idioma gentile, e forse dopo Nori, é il caso di leggerlo, mah, vedremo… De Amicis.
Le favole di Nori, illustrate da Yocci sono pubblicate da Rizzoli.
Ieri sera, prima di dormire, forse per via delle figure, ho pensato anche all’Art Brut.
Forse alla radice dei ragionamenti c ‘é una somiglianza di disposizione d’animo, una ricerca di autentico, di diretto, di insofferenza per la rigidità del canone, non so.
Poi ci sarebbe da pensare anche alla categoria del comico.
Da ultimo l’Infanzia. Ho pensato alle storie di Ionesco, quelle illustrate da Etienne Delessert.

Grazia Gotti