Ossian e Grace

Un titolo molto invitante, una copertina altrettanto invitante, e il libro scivola nella borsa. Dell’autore so poche cose: che scrive in coppia con Domenico Baccalario, che è autore di serie, un genere di libri che conosco poco e che so essere molto apprezzati dai giovani lettori. Ossian mi rimanda a Goethe e Grace è il mio nome in inglese, quindi penso che il libro mi riguardi e che mi debba parlare. Avevo ragione, il libro mi parla, catalizza la mia attenzione, lo bevo tutto di un colpo e arrivo alla fine.
Sono solo infastidita dal termine “maledetto”, non ho tenuto il conto di quante volte appare come aggettivo per qualificare una gran quantità di cose in diverse occasioni. 
Alla fine della bevuta mi chiedo cosa resta? Sono stata in Scozia, ho seguito un fattaccio di cronaca che un giornale come lo Scotsman riassume nelle ultime pagine, ho avuto qualche avvisaglia di occultismo e spiritismo, ho seguito il giovane Ossian nella sua ricerca della verità, ci sono stati omicidi, il colpevole è un danese (c’è del marcio in Danimarca). Grace non poteva essere morta, lo sapevo sin dall’inizio, ho un po’ sofferto per Ossian rimasto solo con uno zio “burbero” solo per definizione.
Eppure all’inizio ci sono scivolata dentro con facilità. È questa scorrevole facilità che mi lascia perplessa. Cosa resta? Dovrei impaurirmi per la follia di un danese che vuole impossessarsi del mondo e appoggia il primo politico che passa di lì? Non so, ho dubbi e mi piacerebbe condividere con i lettori, quindi aspetto che qualcuno si faccia vivo, anche se viene dal mondo dei morti, quel regno nel quale si spera che gli animi non siano presi dalla angosce del quotidiano e che possano leggere molti buoni libri da raccontare a vivi mentre dormiamo. 

Grazia Gotti