Quando io frequentavo le scuole medie si attendeva il ponte dei Morti perché significava avere quattro giorni di vacanza. Giorni di vacanza che si concludevano con il 4 novembre, giornata che ricordava la fine della Grande Guerra. Oggi il 4 novembre non è più nel calendario delle festività scolastiche, ma rimane come ricordo della conclusione del conflitto 14-18 e al contempo, festa dell’Unità Nazionale e Giornata delle forze Armate.
Ho letto alcuni giorni fa il nuovo romanzo di Luisa Mattia che ci racconta la Prima Guerra Mondiale attraverso gli occhi di un sedicenne, un romanzo nitido, bello nell’intreccio e nella lingua.
Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba, in catalogo per Piemme, ci porta a Fossalta di Piave, ci porta dentro alla vita di Beniamino, Benni per gli amici. Figlio di un aviatore, impaziente di dare il suo contributo per la difesa della patria, il sedicenne, molto più alto e robusto degli altri giovani della sua età, riesce ad entrare nell’esercito, esercito visto come luogo dell’eroismo e dell’avventura.
La realtà però è molto diversa da ciò che ha immaginato, diversa è anche la sua destinazione. Ma Benni riesce a superare la delusione iniziale perché il caso gli fa fare un incontro straordinario, quello con lo scrittore Ernest Hemingway. E con Hemingway dividerà le occasioni musicali, utili a sollevare il morale dei soldati, con Hemingway dividerà il pericolo e l’attesa.
Il ragazzo che suonava la tromba, nella sua vita tra retroguardie e prima linea, farà anche un altro incontro speciale, quello con il sentimento che fa battere il cuore, che chiude lo stomaco e regala ogni giorno emozioni nuove.
Il libro mette in pagina eventi epocali,  ne esalta il ricordo, ma prima di tutto la scrittrice vuole raccontare una storia che i ragazzi possano condividere, leggere, fare propria.

Silvana Sola