Neve democratica

La macchina deve girare, i primi libri del 2010 arrivano in libreria e le scatole di rese si mischiano a quelle delle novità. A me pare un ritmo frenetico, un ritmo che non consente nemmeno di conoscere a fondo i libri. Gennaio e febbraio potrebbero essere riservati a volgersi indietro per recuperare i libri che sono rimasti in ombra, per farli sedimentare e per decidere cosa merita di prendere un posto d’onore sugli scaffali cominciando così il suo cammino di longseller o con termine meno mercatile, di classico. A primavera poi, con risvegliati e rinnovati sensi potremmo accogliere i nuovi frutti. Sono arrivati diversi albi illustrati: hanno per protagonisti gli animali, le maschere italiane, i bambini e la guerra. Uno di questi si fa largo fra gli altri, di grande formato, elegante, emana una luce bianca, come la neve.

Avrei voluto scriverne ma Elena mi ha preceduto e la leggerete Lunedì. Intanto penso alla neve e ritornano alla mente tutte le nevi amate: Raymond Briggs e il suo pupazzo, il lindore grafico di Huber Kono, i fiocchi lievi di Komako Sakai.

Ma da un remoto file di memoria ecco apparire l’immagine di neve che vorrei condividere con i lettori. Viene dagli Stati Uniti ed è stata creata all’inizio degli anni Sessanta. Per lungo tempo ho pensato che si trattasse dell’opera di un afroamericano, invece il suo creatore, Ezra Jack Keats (1916-1983), è bianco, figlio di immigrati polacchi. Nel 1963 il libro guadagnò la Caldecott Medal e da allora mantiene salda la posizione fra i più venduti.
Mi è particolarmente caro e mi torna in mente ogni inverno, quando la bufera di neve investe New York; succede spesso fra gennaio e febbraio e la città si fa più silenziosa, più soft, meno frenetica. Mi sono sempre piaciuti i libri americani, quelli democratici, come questo luminoso esempio, un libro innovatore nei Valori e nello Stile.
Grazia Gotti