Forse per la vecchiaia, forse per il rifiuto di questi tempi volgari, mi rifugio sempre più nei libri antichi e vecchi. Fra i vecchi prediligo quelli stampati entro gli anni Sessanta, mi riferisco a romanzi e saggi, mentre per il visivo mi piacciono molto anche gli anni Sessanta, Settanta e primi Ottanta. Il mio linguaggio si trasforma e mi accorgo di usare il termine “fanciulli” che ai più sembrerà obsoleto, ma per me corrisponde ad un’idea di fanciullezza senza tempo, una fanciullezza che tiene testa al tempo, che non si adatta alle mode, che resiste al decadimento della lingua. Morandi per i fanciulli dunque fu un’impresa del 1993, quando a Bologna avvenne che le opere di Morandi furono donate al Comune, il quale predispose per accoglierle un apposito Museo in Palazzo d’Accursio. Disponevamo di un celebre modello, Linnea nel giardino di Monet, un libro svedese del 1984, pubblicato in tutto il mondo. Per raccontare Monet Cristina Bjork e Lena Anderson, autrice e illustratrice, avevano soggiornato a Parigi, fatto ricerca e con l’editore avevano assemblato un’opera che vedeva insieme il racconto, la fotografia, l’illustrazione e la pittura di Monet. A Bologna è stato facile rintracciare le fotografie (siamo fiere di averne pubblicato una di Luigi Ghirri). Si trattava di scegliere l’illustratore e l’autore. Volevamo Grazia Nidasio, la più grande illustratrice italiana e lei volle come autore Antonio Faeti. Antonio ebbe anche il suo titolo, un omaggio ad una fanciulla fiorentina con la quale condivideva un giardino pesarese.

Il book designer era Beppe Chia che si prodigò in risguardi morandiani di intensa bellezza. L’assessore alla Cultura di Bologna di allora era il pittore Concetto Pozzati, al quale va la nostra gratitudine per aver sostenuto il libro. Il rammarico dell’editore è di non essere riuscito a farne un’edizione inglese per la mostra di New York. Il sindaco Cofferrati e l’assessore Guglielmi non avrebbero capito il senso di un buon libro d’arte per fanciulli, erano troppo distanti dalle cose piccole. E noi non abbiamo combattuto a dovere. La resa ci pesa ancora, ma le forze, invecchiando, scemano.

Grazia Gotti