Lionni e il giardino al di là della siepe

Ho sempre riservato una particolare attenzione alla mia edizione adelphiana de La botanica parallela, di Leo Lionni. Mi piaceva sapere che in qualche punto dello scaffale il libro c’era.
Ma un giorno è sparito. Prestato e mai più restituito? Sepolto da molti nuovi acquisti? Poi, dopo molto tempo, dal mio disordine libresco, è riapparso, e, nello stesso periodo la libreria ha salutato l’edizione del bellissimo testo di Lionni, ora in catalogo per Gallucci. Plauso all’editore per avere dato al lettore dell’oggi la possibilità di provarsi con un raffinato e finto trattato di scienza. Lionni si improvvisa botanico e come un novello Linneo classifica piante, racconta le origini di nuove specie scoperte. Indaga, attesta, spiega, illustra. Non un libro per ragazzi, ma uno straordinario lavoro sull’inesistente, ironico, perfetto, realizzato dall’autore di Piccolo Blu e Piccolo Giallo, il libro capace di fare dell’astrattismo narrazione, di raccontare come si formano i colori e, contemporaneamente, invitare a riflettere sul pregiudizio. Lionni si diverte a stupire il lettore, costruire figure con l’attenzione di un illustratore scientifico, trova argomenti per supportare l’importanza dei fatti, ma, come ci ricorda lo stesso autore: “La botanica parallela non è facilmente classificabile. Non è un romanzo, non è una collezione di saggi. E non è certo un libro di fantascienza. Come il burattinaio giapponese, mi presento sulla scena senza trucco e senza costume per avvertire il lettore che si tratta di una finzione, di piante che “prima di essere piante sono parole”
La sua botanica parallela vive, oltre le parole, nascosta tra gli alberi di quella che fu la sua casa/studio nel Chianti.
Silvana Sola