Libri, librerie, riviste

Sono entrata in una libreria generalista, una libreria a marchio Coop molto piena di ogni ben di Dio, dal cibo alle candele, dal vino ai libri. Ho chiesto dove fosse la critica letteraria e mi hanno risposto  con una domanda: “È una rivista?”. Ho detto che cercavo il libro di Ermanno Cavazzoni, un libro  che pensavo di trovare impilato all’entrata, essendo vincitore del premio Mondello per la critica, ed essendo l’autore uno dei nostri, come avrebbero detto i bolognesi di un tempo. Ho poi snocciolato tutto per bene, autore, titolo, editore, e il computer ha risposto, tre copie al piano terra. Ma non si trovavano. Alla fine è venuta una libraia esperta e finalmente la bella copertina di Guido Scarabottolo è apparsa. Ho cominciato a leggerlo per strada e, ovviamente, dal penultimo racconto (o pezzo, o quadro, o stanza o armadio, perché un racconto non è, ovvero è quasi un racconto), quello che ha per titolo Piccole librerie.

Ho poi letto, sempre passeggiando come il pensatore solitario della copertina, Natale prossimo nell’Unione Europea e ho riso, da sola, camminando. Grazie, Ermanno, per una risata di prima mattina! Alla libreria Giannino Stoppani, per impegno lavorativo, ho preso la rivista fiorentina Liber e l’ho fatta scivolare nella borsa. É sempre una garanzia: recensioni di persone che leggono i libri nuovi, approfondimento del tema del numero, firme note, informazione biblioteconomica, raccolta di materiale autoprodotto da biblioteche, da comuni, quei pochi che ancora promuovono i libri, rubriche. Fra le belle pagine segnalo quelle di Marcella Terrusi dedicata ai libri senza parole, ai cosiddetti silent book. La studiosa bolognese ci regala un pensiero su questo genere di libri, scelti con grande cura, che mette in relazione artista e lettore, intenzione e ricezione e ci induce a riflettere, attraverso una concreta nozione di ragionamenti esplicitati da una lingua che incanta per esattezza, pulizia e bellezza.
“Cavazzoni scrive bene come pochi, in una prosa nitida, precisa e volutamente semplice e definitoria… Se lo stile conta ancora qualcosa in letteratura, lui ne ha da vendere” dice Asor Rosa. E noi aggiungiamo che anche per la critica ai libri per ragazzi vale la stessa regola. 

Grazia Gotti